A Spatula, come viene chiamato in Sicilia o pesce bandiera a Napoli, anche detto pesce lama a Cagliari, pesce sciabola a Messina, pesce argentin a Genova... (è propio vero... un nome un luogo).
E' un bellissimo pesce azzurro, dal corpo privo di squame argenteo e brillante di circa 1 metro di lunghezza.
Per chi non l'avesse mai visto, si presenta allungato e schiacciato ai lati, appunto per questo ricorda una spada, una sciabola...
Come tutti i pesci azzurri è ricco di acidi grassi insaturi, gli omega3, ha carni molto saporite e pregiate e costa poco.
E' possibile cucinarlo a pezzi o sfilettato.
Involtini di Pisci Spatula ( Ricetta personale )
Ingredienti per il ripieno:
una cipolla media mollica di pangrattato 200gr pinoli 100gr vino bianco q.b. pecorino Ragusano 100gr piacentino Ennese a fette sottili 100gr buccia d'arancio secca tritata 2 filetti d'acciuga pepe ed aromi vari
Con queste quantità si prepara circa 1 Kg di spatola già sfilettata.
Preparazione:
Soffriggere la cipolla con poco olio extra vergine ed un pò di vino bianco ed i filetti d'acciuga, aggiungere i pinoli ed il pan grattato.
Fare rosolare un pò il tutto, aggiungere il vino bianco che deve man mano evaporare.
Aggiungere la buccia d'arancio tritata, il pepe, gli aromi e per finire il pecorino Ragusano grattugiato.
Il composto non deve venire ne troppo secco ne troppo umido, regolare quindi con il vino bianco la consistenza.
Disporre sopra i filetti di Spatola il composto e le fette di piacentino Ennese. Arrotolarli tipo spiedini e chiuderli con uno stuzzicadenti.
Eventuale ripieno rimasto viene aggiunto agli involtini già chiusi.
Disporli su una teglia e cuocere in forno caldo a 180°C per 15-20 minuti.
Io li ho disposti in ciotole di ceramica resistenti al calore (3 involtini per ciotola) e cotti in forno ventilato. A piacimento può essere condito con un misto di succo d'arancia e di limone.
Caltagirone sorge a 611 metri su una cima dei Monti Erei.
Al
suo demanio appartiene il Bosco di San Pietro, la più ampia area
boschiva naturale oramai esistente nella Sicilia centro-meridionale.
Il
degrado ed i numerosi incendi hanno oggi lasciato solamente 2000 ettari
ricchi di una grandissima varietà vegetale ed animale.
Sorta probabilmente nel III millennio a.C., Caltagirone è considerata uno dei primi abitati della Sicilia.
Intorno
all'anno Mille il sito venne invaso dagli Arabi chiamandolo "Qal'at
al-ghiran", cioè castello delle grotte, da cui deriva il nome attuale e
costruirono probabilmente un Castello, conquistato nel 1090 dai
Normanni.
Nel 1542 un terremoto sconvolse buona parte della città,
ma fu quello dell' 11 gennaio 1693 a produrre gravissimi danni
all'abitato che ebbe distrutti molti edifici, chiese sontuose e
magnifiche opere d'arte di cui si era adornata nei secoli precedenti. La
città venne comunque interamente riedificata riacquistando l'originario
impianto urbanistico tardo-rinascimentale e arricchendosi di nuove
chiese e palazzi barocchi, tanto da essere considerata oggi tra più
importanti centri barocchi della Sicilia.
Infatti insieme con
Militello in Val di Catania, Catania, Noto, Palazzolo Acreide,
Ragusa, Modica e Scicli è tra le città Barocche della Val di Noto che
sono state dichiarate nel giugno del 2002 “Patrimonio dell’Umanità” e
inserite nella lista Unesco di protezione del patrimonio mondiale.
La ceramica di Caltagirone
Una tradizione
millenaria, profondamente legata alla storia di Caltagirone, è la
lavorazione della ceramica, che ha sempre alimentato in questa città
generazioni di artigiani ed artisti i quali hanno interpretato in modo
originale la capacità della ceramica di creare forme e colori,
strumento duttile per dare corpo alla fantasia creativa.
L'arte della maiolica, fiorente in epoca
musulmana e normanna, viene con il tempo perfezionata nella tecnica esecutiva
e decorativa dando prova di grande originalità, conservando, motivi
moreschi e i colori della tradizione che vanno da un particolare tipo di
azzurro al verde al giallo oro e manganese.
Le pittoresche stradine della città sono piene di una serie di negozietti
che espongono bellissimi oggetti come i piatti, gli albarelli, i vasi ma
anche semplici mattonelle, da acquistare per ricordo.
Gli albarelli, particolarmente
famosi, venivano impiegati tradizionalmente presso le antiche farmacie.
La Scala di Santa Maria del Monte
Ricca di
siti archeologici, chiese, opere d'arte e monumenti, tra cui ricordiamo
la maestosa Scala di Santa Maria del Monte, con ben 142 gradini.
Ogni
alzata della scala è rivestita con mattonelle in maiolica policroma
raffiguranti vari motivi ceramici in uso in Sicilia dall'età araba
all'800.
La scala, diviene protagonista della città alla fine di maggio,
durante la manifestazione “la Scala Infiorata” in cui i 142 gradini vengono addobbati in onore di Maria Santissima di
Condomini di fiori ed allo stesso modo durante la “Rusedda” sfilata di
carri siciliani e trattori.
Per la Festa di S.
Giacomo, patrono della città, che si svolge il 24 e 25 luglio, la
Scalinata viene interamente illuminata con 4.000 lumini.
Arriva l’autunno in un tripudio di colori, profumi e sapori. Gli alberi, sovrani incontrastati dei nostri spazi sterminati, si tingono delle sfumature piu’ calde e accese del rosso, del giallo e dell'arancio. E’ davvero una festa... uno spettacolo grandioso che la natura offre generosamente ai nostri occhi, ma del quale noi, presi dal vortice dei nostri affari, spesso non ce ne accorgiamo neppure.
Con l’autunno le campagne si popolano di contadini per la festa dell’uva… è tempo di vendemmia, ma forse dovrei usare un verbo al passato, considerando l’arrivo della meccanizzazione, che certamente ha garantito guadagni di tempo, ma ha tolto tanta ma tanta allegria e colore.
Ho un ricordo forte e indimeticabile della vendemmia dei miei tempi di bimba… riesco quasi a commuovermi quando penso com’era tutto diverso.
Dopo la stagione balneare passata ad Alcamo marina ci si trasferiva nella campagna dei miei… tra quelle terre mi sentivo più piccina di com’ero… ricordo le camere enormi del cascinale antichissimo dei miei avi con i letti alti per i materassi di crine poggiati su tavole e gli antichi “trispiti” … i lumi a petrolio perché a quei tempi in campagna l’energia elettrica ce la potevamo solamente sognare,il baglio col pozzo, accanto al quale la “pila” di pietra e una sorta di lavello basso sempre in pietra dove i contadini la sera si lavavano i piedi…, le casette dei contadini tutt’intorno (allora ci si abitava accanto al terreno per coltivarlo bene)… il grande macasenu” (magazzino) contenente file lunghissime di botti per il mosto, tutte numerate e le collane di zolfetti … ancora nel baglio un forno a legna dove ogni mattina si faceva il pane… giuro che sento in questo momento l’odore del pane misto a quello della legna bruciata… la stalla con le mucche… l’orticello vicino al cascinale con tutte le verdure utili al fabbisogno familiare e poi queste distese di terra coltivate a vigneti e ulivi.
Il giorno i contadini stavano tra le viti a raccogliere l’uva… c’era l’andirivieni dei muli con addosso i tini colmi di acini biondi e bruni, altri contadini catapultavano i grappoli colorati in tini ancora più grandi per esser passati poi dentro la macchina atta alla pigiatura e l’eliminazione dei graspi... montagne di “vinazzu” sulle quali noi bimbi ci buttavamo a giocare con la disperazione delle nostre mamme per il colore prugna che assumevano i nostri vestiti... altro che play-station.
La sera poi era una festa veder arrivare i contadini… forse un po’ stanchi ma sempre allegri con i "rossetti" sulle guance… con le loro canzoni accompagnate da corde di chitarra… con le loro cene su tavoli lunghissimi improvvisati poggiati per l'occasione su pezzi di legno… i piatti, di ferro smaltato bianchi con il bordo blu, colmi di insalatone profumatissime… allora non si mangiava ogni sera il filetto!
Altri tempi ormai andati, ma che sicuramente mi hanno incultato valori meravigliosi, valori che io cerco con tutte le mie forze di rispettare ancora oggi, in questo tempo dove tutto sembra non contare più nulla.
I miei ricordi profumano di vaniglia e luccicano di luci colorate. Non avevamo esperienze di defunti e noi bambini eravamo lontani dal dolore e dal colore nero legato al lutto. La sera di ognissanti in gran segreto dopo che eravamo andati a dormire, i miei genitori preparavano il tavolo con i regali che avremmo trovato la mattina appena svegli. Noi non avevamo paura dei morti. Ci portavano i regali. Parenti defunti che non avevamo mai conosciuto ci portavano i regali ed un meraviglioso cesto con "A pupa i zuccaru" e la Martorana... Non so quando ho preso coscienza che non era cosi' ma è stato bello continuare a crederlo. I miei primi pattini a rotelle, la prima bicicletta, le bambole erano momenti di gioia indescrivibile. Al di la' degli oggetti erano l'aspettativa e l'atmosfera ad essere sensazioni meravigliose. Oggi so cosa è il dolore e lego il colore nero al lutto ma mi è rimasto l'amore per la tradizione. Ancora oggi se posso mi preparo un piccolo cesto. Oggi non metto piu' la bambolina di zucchero ma metto la frutta di pasta reale (marzapane), i biscotti ed i cioccolatini... E mi nutro dei ricordi. Non so se i bambini di oggi vivono tali meravigliose sensazioni. Non so se i loro genitori stanchi e stressati siano capaci di creare per loro tali atmosfere. Ma vi dico una cosa. Se oggi non li vivono saranno defraudati di qualcosa di molto importante. Qualcosa che non potranno ricordare. Il profumo ed il calore delle tradizioni.