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Le avventure di Giufà


Mentre scrivevo di Colapisci, mi è venuto alla mente un'altro personaggio, leggendario per noi siciliani, le cui storie per i bambini delle scuole erano dei veri capolavori di educazione alla vita.

Mi riferisco a Giufà, un ragazzotto un pò sciocco per alcuni, ma saggio per altri che con la sua ingenuità, che si

trasforma in simpatia, riesce a cavarsela dalle situazioni che giornalmente gli capitano.



Mentre il personaggio di Colapisci può essere considerato eroico, soprannaturale e quasi spirituale, capace di immolarsi per la salvezza degli altri, Giufà invece è un personaggio terreno, un pò stolto ma sicuramente saggio, che cerca sempre di farla franca e di ottenere dei vantaggi personali.


Giufà e il ferro

 

Giufà decise di partire per un viaggio e chiese ad un suo vicino di conservargli del ferro, perché aveva paura che in sua assenza i ladri glielo rubassero.
Il suo vicino, che era un commerciante furbastro, gli disse che l'avrebbe conservato di buon
grado.
Giufà portò, così, il ferro al vicino e partì.

Quando tornò dal viaggio si presentò dal commerciante per riprendersi il ferro, ma questo gli disse:
- Giufà, debbo darti una brutta notizia: i topi hanno mangiato tutto il tuo ferro e non ho più
nulla da darti!

- Ma da quando i topi mangiano il ferro!? - esclamò Giufà, che stava capendo che qualcosa era andata male

- Ti giuro che è successo proprio così! Credimi! E' una cosa pazzesca, ma i topi lo hanno divorato tutto! - ribadì forte il commerciante

A Giufà non restò che incassare la malafatta del suo vicino e andarsene mugugnando e meditando di rifarsi subito.

Dopo qualche giorno, andando per il mercato, Giufà vide l'asino del suo vicino carico di mercanzia appena comprata. Non ci pensò due volte prese l'asino e lo portò via.
Il mercante, non trovando più il suo asino e soprattutto la mercanzia, si mise a cercare per
tutto il mercato l'animale e il suo carico.
Chiedeva a tutti quelli che incontrava, ma nessuno sapeva dargli indicazioni, fin quando non
incontrò Giufà a cui chiese:
- Giufà non trovo più il mio asino e il suo carico di merce. Per caso, tu non l'hai visto?

Giufà con faccia contrita rispose:
- E' successa una cosa incredibile, amico mio! Ero affacciato alla finestra quando, ad un
tratto, ho visto un uccellaccio che prendeva con gli artigli un asino carico di roba e con un gran sbattimento d'ali se lo portava via. Sarà stato sicuramente il tuo somaro!

Il commerciante esclamò:
- Avrai avuto le traveggole o sei impazzito! Come può un uccello portarsi via un asino carico di
merce? E' impossibile!

Giufà, sornione, disse:
- Caro amico, se dei topini riescono a mangiarsi tutto il mio ferro, figurati se un uccellaccio
non riesce a rapirsi un asino! Tutto è possibile!

Giufà se ne andò via ridendo sotto i baffi e lasciando il commerciante col naso all'insù.


Giufà, la moglie e l'asino

 

La moglie di Giufà morì ed egli, pur essendo afflitto, non versò neanche una lacrima. 
Alcuni giorni dopo, morì anche il suo asino e Giufà non faceva altro che piangere.

Amici e vicini si recarono allora da lui e gli domandarono: 
- Che cosa ti succede, Giufà? È morta tua moglie, che era la compagna della tua vita, e non hai pianto neanche un po'; adesso muore il tuo asino e tu non smetti di piangere e di lamentarti. Il tuo asino ti è forse più caro di tua moglie?

Rispose Giufà:
- Perché mi rimproverate? Ho ben ragione di addolorarmi. Quando è morta mia moglie ognuno di voi é venuto a farmi le condoglianze. Chi mi ha detto: Non rattristarti, di donne ce ne sono tante. Chi, invece: Mia sorella potrà essere la migliore delle mogli per te. Un altro ancora mi ha proposto: Sarei lieto se tu diventassi mio genero, ti darò mia figlia senza che tu debba pagarmi nulla. Ma quando è morto il mio asino, nessuno di voi mi ha detto: Non ti affliggere, ti darò un altro asino al suo posto!


Vincè



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Premi e riconoscimenti

da  amosMaurizio


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E con lo scopo di promuovere tra tutti ancora una volta la blogosfera nel mondo.




Cosa significa Vucciria?

 
Ecco il mio primo post in questo nuovo blog creato da noi Vincè e Stella e nato dall'amore sviscerato per questa terra e per la nostra colorita, insostituibile lingua siciliana.
Abbiamo scelto di intitolare questo spaces "A' VUCCIRIA" perchè auspichiamo di postare qui tutto ciò che riguarda la nostra Sicilia, come un gran mercato.
Egregio il dipinto del grande bagherese Renato Guttuso rappresentante la "VUCCIRIA" il famoso mercato palermitano ove si trovava di tutto; oggi purtroppo non è più in auge, sostituito da due grossi mercati del capoluogo siculo (ballarò e capo) per l'utilità dei cittadini, ma non certo per il suo fascino. 
In quelle stradine ormai rimangono alcune bancarelle e le famose "BALATE" ( lastre di pietra dall'arabo balat )...
C'è un detto palermitano che recita così: "Quannu s'asciucanu li balati di la vucciria"( quando si asciugano le pietre della vucciria)...il detto, molto pittoresco, si usa per dire che una cosa non avverrà mai, perchè le lastre delle strade del mercato erano incessantemente bagnate dall'acqua che spruzzavano i venditori sulla loro mercanzia...pesci, verdura e quant'altro aveva bisogno dell'acqua per mantenersi fresco piu a lungo.
Il siciliano è una lingua romanza il cui lessico è di derivazione principalmente latina, però alcuni termini pare avessero provenienza dalle varie
dominazioni come l'arabo o dalla dominazione bizantina, alcuni provenienza catalana e francese.
La provenienza del termine "VUCCIRIA" proviene dal francese boucher (macellaio)...il mercato nacque come posto di macellai riuniti...boucher=voucher...infatti in alcuni paesi siciliani il macellaio viene chiamato "lu vucceri"...e di luogo affollato, confusionario, e noi ancora oggi usiamo dire "un fari vucciria" per invitare qualcuno a non creare caos.
 
  Stella
 
 

Mpanatigghi

 
Ultimamente le mie scappate a Ragusa sono state abbastanza frequenti,
quindi vi voglio proporre questo tipico dolce Siciliano propio di questa zona.
Un dolce fatto con la carne...si, avete ben capito con ripieno di carne, ma attenzione il tutto è impastato con del buon cioccolato di Modica e quindi ... il trucco c'è ma non si vede...anzi non si sente.
 
 

 

 
 

 
Ingredienti
per circa 40 pezzi
Per la pasta:
500 g di farina 00
125 g di zucchero
100 g di sugna
5 tuorli d'uovo
1 uovo
100 cl di acqua
Per la conserva:
200 g di filetto di carne
200 g di mandorle tostate tritate
250 g di zucchero
2 tavolette di cioccolata di Modica
 
 
 
 
Preparazione

Impastare a poco a poco la farina con le uova, poi aggiungere tutta la sugna e lo zucchero in modo da ottenere una pasta morbida ed omogenea; lasciarla riposare un po' fra 2 piatti (se resta della farina che le uova non assorbono, questa servirà per preparare i dischi di pasta).
Per la conserva: fare asciugare la carne sul fuoco in un tegamino e poi tritarla 2 volte, unirvi lo zucchero e tritare l'impasto; aggiungere le mandorle, la cannella, la vaniglia e le chiare rimaste dall'impasto della pasta (se la conserva risultasse un po' dura aggiungervi qualche altra chiara mescolando bene).

La pasta si divide in 4 parti uguali, da ognuna di queste parti si devono ottenere 9-10 dischi, si mette un po' di conserva su metà di ogni disco e si ricopre con l'altra metà, avendo cura di inumidire i bordi della 'mpanatigghia in modo che si chiuda perfettamente.
Fare sopra ogni dolce un forellino con la punta del coltello e infornare a 180° per 15 minuti.
Cospargere di zucchero a velo.
 
        
Mpanatigghi assieme ad altri dolci con ricotta

Vincè
 

Il libro degli ospiti




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