Aretusa era figlia di Nereo antico dio del mare e Doride figlia di Oceano e Teti e compagna fedele di Diana, dea della caccia e dei boschi. Seguendo la dea, si era votata a vivere casta e quindi aveva rinunciato all'amore degli uomini gelosa solo della propria purezza e della propria libertà. Ogni giorno di buon mattino, Aretusa andava a passeggiare nei boschi e spesso si fermava a parlare con gli uccelli e con i pesci dei fiumi con i quali giocava e scherzava come se fosse una di loro. Un giorno d'estate, stanca ed accaldata per l'afa, tornava dal bosco cantando, quando si imbattè in una sorgente d'acqua talmente limpida e chiara che sul fondo si potevano vedere le pietre.
Non vi era nessuno intorno così Aretusa si tolse i vestiti appendendoli ad una ramo di salice e desiderosa di frescura entrò nella fonte. Mentre sguazzava felice ed ignara, le parve di sentire una lieve voce salire dal fondo del lago e parlarle. Era Alfeo, un giovane pastore del luogo al quale gli dei avevano affidato la cura e la custodia di quella sorgente. Aretusa, sentendo la voce, uscì spaventata dall'acqua e il suo primo pensiero fu quello di prendere i propri vestiti, Ma Alfeo si mise ad inseguirla, cercando di prenderla. Aretusa, spaventata correva veloce, come il vento....ma Alfeo era sempre più vicino. I due corsero tutto il giorno, fino a notte inoltrata. Quando apparve la luna, Aretusa, stanca ed affranta chiese aiuto a Diana che le mandò una nuvola densa che l'avvolse e la nascose. Alfeo, che la vide sparire all'istante, cominciò ad invocarla. Lei, temendo di essere presa, non osava nemmeno respirare. Dalla sua fronte colavano goccioline di sudore, ma non per il caldo o la corsa, ma per la paura di essere presa. Alfeo continuava a cercare senza trovarla ed Aretusa, con il cuore che batteva forte forte, cercava di stare calma....ma il sudore che scorreva era copioso ed usciva anche dal suo corpo. Ai suoi piedi si era formata una grande pozza di acqua sorgiva e lei continuava a sciogliersi come neve al sole e la pozza diventava via via una limpida fonte. Diana, commossa le aprì la terra e Aretusa, per sfuggire ad Alfeo si immerse in quella fessura e scomparve. Viaggiando per buie caverne sommerse dal mare, dall'Elide venne in Ortigia, la bella isoletta che si trova a Siracusa e li come fonte tornò a vedere la luce del sole. Alfeo, intanto, disperato per l'improvvisa scomparsa e furente d'amore, si aggirava piangendo nei pressi, invocando l'amata.. Dai suoi occhi le lacrime scendevano copiose e il suo cuore stava morendo di disperazione....così gli dei si impietosirono anche di lui e decisero di aiutarlo, lo fecero diventare fiume affinchè potesse andare a mischiare le sue acque con quelle di Aretusa. Alfeo diventò un gran fiume, sprofondò sotto terra incanalando le acque sotto il fondo del mare e dopo lungo vagare venne a sgorgare nel Porto Grande di Siracusa, nei pressi della fonte Aretusa, formando con lei una limpida fonte d'acqua sorgiva. Ma in verità questa fonte è l'ardente Alfeo che si tramutò in fiume per amore. Fu il compimento di un amore che in terra non era stato possibile.
Oggi voglio parlare di un posto bellissimo che si trova dalle mie parti… La costa dello Zingaro…che è una delle pochissime in Sicilia senza strada litoranea. La Riserva si estende nella parte Occidentale del Golfo di Castellammare, nella penisola di San Vito lo Capo che si affaccia sul Tirreno tra Castellammare del Golfo e Trapani. Il territorio ricade per gran parte nel comune di San Vito lo Capo. All'interno della riserva si trovano il Museo Naturalistico, il Museo delle Attività Marinare, il Museo della Civiltà Contadina, dove è riprodotto il ciclo completo del grano, il Centro di Educazione Ambientale, due aree attrezzate e dei caseggiati rurali adibiti al bivacco. Gli ambienti rocciosi, la macchia arbustiva e le gariga che caratterizzano il territorio, sono l'ambiente ideale per specie ormai in diminuzione. Vanto della Riserva è infatti l'aquila del Bonelli che si riproduce regolarmente in questa zona. Gli itinerari per visitarla sono tantissimi e ne esistono numerose varianti. Seguendo la segnaletica e facendo attenzione alla cartina, ciascuno può ritagliarsi l'itinerario più adeguato alle proprie esigenze. Per ulteriori informazioni entrate nel sito ufficiale della riserva www.riservazingaro.it
Lo "sfilato siciliano" è una delle piu' note manifatture del ricamo della Sicilia, anche se la sua origine nasce dai ricami su rete diffusi in tutta Italia. I disegni rappresentati sono davvero tanti: disegni geometrici, floreali, allegorici e servono per decorare la biancheria per la casa, le tovaglie e i paramenti sacri. Lo sfilato siciliano risale alla fine del 14° secolo ma si affermò in Sicilia nel '500 riscuotendo molto successo presso i Signori in Italia. Tali manifatture furono molto apprezzate anche dal Clero che le impiega tutt'ora per ornamenti sacri nelle chiese. Col passare degli anni lo Sfilato entra a far parte del più pregiato corredo impreziosendo i capi e la biancheria delle fanciulle siciliane che venivano in seguito tramandati di generazione in generazione. Si diffuse soprattutto sotto il dominio arabo (specialmente a Ragusa dove vi era una colonia araba; i primi ricami erano eseguiti in stile moresco nei colori azzurro e bianco). Solo nel dopoguerra del 1915-1918 nacquero le prime scuole di ricami. La patria dello sfilato siciliano e' la parte orientale dell'Isola.
Le province di Siracusa, Ragusa e Catania (in particolare ad Acireale), furono la culla dello sfilato siciliano. Oggi le scuole di sfilato siciliano si trovano solo a Ragusa (in particolare a Comiso e Chiaramonte Gulfi) e nella provincia di Siracusa (dove, a Solarino, si sta ripristinando la scuola di artigianato artistico ed in particolare dello sfilato siciliano, Onlus Mani d'Oro).
Lo sfilato rappresenta una tecnica di passaggio alla trina e si lavora al telaio. Si distinguono, per il diverso modo di lavorazione lo sfilato siciliano '400 (praticato nella zona di Comiso) , '500, '700 (tipico della zona di Ragusa) e il '500 Vittoria (un tempo lavorato nel Laboratorio di Sfilati Siciliani d'Arte, ma oggi praticamente scomparso). Lo Sfilato Siciliano è più difficile: richiede molta abilità, una vista ottima, molta precisione e tanta tanta pazienza. Eseguito solamente su tessuti molto pregiati come il puro lino e a trama regolare e con fili molto pregiati. E’ possibile lavorare a mano o sul telaio. Otre al tessuto e ai filati di cotone occorre munirsi di aghi sottili da ricamo, ditale, forbicine molto affilate. Viene eseguito in diverse fasi: il disegno, la sfilatura, il ricamo. Tradizionalmente ogni fase di lavorazione veniva eseguita da persone diverse, ognuna esperta in quella tecnica. Prima sotto le mani della disegnatrice poi della sfilatrice, della ricamatrice e in fine della stiratrice.
Esso consiste nello "sfilare" il tessuto (tre o quattro fili della tela), sia dalla trama che dall'ordito, in modo da creare tante caselle vuote, tipo una "rete". Si riuniscono poi a cordoncino i fili rimasti in modo da formare un reticolato sul quale si forma il disegno, ricamando con il punto tela (lo sfilato '400) ed il punto rammendo (lo sfilato '700). La prima versione dello Sfilato Siciliano, richiedeva la sfilatura solo delle caselle che sarebbero rimaste vuote, mentre quelle che nel disegno dovevano essere piene, rimanevano con il tessuto originale, che quindi non veniva sfilato. Lo Sfilato moderno invece tende a sfilare tutta la parte su cui lavorare a e riempire solo in un secondo momento le caselle che costituiranno il disegno.
Nello sfilato siciliano '500 il disegno viene riportato sulla tela e si "sfila" il tessuto intorno. Lo sfilato '500 Vittoria è una rappresentazione dello sfilato '500 ma con caratteristiche tipiche del laboratorio che lo ideò con raffigurazioni ispirate ai bassorilievi greci. Anche in Sardegna si esegue un ricamo su tessuto sfilato detto sfilato sardo. Si differenzia da quello siciliano per i motivi ed i disegni rappresentati oltre che per la tecnica utilizzata. Preziosi ricami e merletti si ammirano a Chiaramonte Gulfi, provincia di Ragusa, presso il Museo dello Sfilato Siciliano.
Il museo
Già fruibile a Chiaramonte Gulfi il museo del ricamo e dello sfilato siciliano. Collocato all'interno della suggestiva zona medievale del comune montano, nei pressi dell'artistica scalinata di S. Giovanni, il museo ricostruisce l'atmosfera e l'ambiente in cui vengono creati gli inconfondibili e sempre più vari ricami dello sfilato siciliano. La ricostruzione è stata realizzata in maniera certosina con l'ausilio di suppellettili, mobili, fotografie e preziosi prodotti artigianali. All'interno, infatti, è possibile ammirare introvabili testimonianze del passato come un antico telaio di legno o ricami risalenti al settecento. Il museo costituisce allora non solamente un luogo per custodire ciò che il tempo e, anche l'ingiustificato disinteresse cancellerebbero per sempre, ma soprattutto - il primo passo di un'iniziativa polivalente capace di favorire nuove possibilità di mercato per i ricami. Il prossimo obiettivo è l'istituzione, all'interno della struttura museale di una scuola regionale delle sfilato siciliano da affiancare ad una mostra espositiva permanente delle creazioni, allestita anche su un apposito sito Internet.
Museo dello Sfilato Via Lauria, 4 - Chiaramonte Gulfi (RG) Orario di Apertura: Sabato dalle 17 alle 19 Domenica dalle 10:30 alle 13 e dalle 15:30 alle 18
Associazioni e Scuole
Amorini G&C snc a Ragusa
Ars Antiqua Isnello Palermo
Coop. Ma.Gi.Co. Ricami
Onlus Mani d’Oro Solarino Siracusa
ISPRO Comiso Ragusa
Scuola regionale dello sfilato di Chiaramente GulfiRagusa
Scuola RicamArte Cefalù Palermo
Musei
Museo dello sfilato siciliano Chiaramente GulfiRagusa
Museo permanente di Pizzi e Ricami Artistici SolarinoSiracusa
Il carretto siciliano, nato come mezzo di trasporto delle merci e delle persone, è diventato il simbolo della Sicilia nel mondo. Sicuramente per i suoi vivaci colori: giallo, rosso,verde, i colori della passione, del sole siciliano, delle arance e dei limoni… Il carretto, è ricco di decorazioni, il legno di cui è fatto diventa mezzo espressivo attraverso i dipinti che lo ricoprono e che raccontano pagine di storia siciliana: dalle raffigurazioni sacre alle storie dei paladini di Francia, dalla mitologia ai simboli della stessa Sicilia. Altro tema dipinto sono le scene della “Cavalleria rusticana”, novella che Giovanni Verga aveva dedicato alla figura del carrettiere. Il cavallo che traina il carretto è sempre addobbato a festa: ornato di piume, pennacchi, frange rosse e gingilli vari, campanacci, corone. Il carretto si può definire un'opera d'arte collettiva, in quanto diverse figure contribuivano a realizzarlo. Il carretto va ormai scomparendo, ma ancora oggi possiamo incontrare delle semplici vetture motorizzate da piccolo trasporto, decorate ed abbellite proprio come dei carretti siciliani.
Al carretto siciliano, che va scomparendo, sono dedicati questi versi scritti da un mio carissimo amico Giannetto Pirro.
PASSA N'CARRETTU
Passa n' carrettu strascinatu e lentu ricordu raru di 'n tempu passatu. Pari ca dici " Non è cchiù lu me tempu, su' finuti ppi mia li tempi d'oru". Pari ca dici "Lassatimi stari moru 'nta stu frastonu di muturi". Non è cchiù tempu ppi sti cosi rari. E 'u cavadduzzu vulissi scappari. Pensu ddi beddi tempi di 'na vota quannu n' carrettu cc'o so' passu lentu dava a manciari a famigghi sani. Oggi vivemu cunfusi, currennu comu s'ù tempu non n'abbasta mai, non avemu cchiù tempu ppi friscari facemu tuttu sulu pp'i dinari.
Toc toc... si può entrare? Già... guarda un pò chi si vede da queste parti... amici mi sembra di sentirvi... è tornata... è viva! Il mio primo saluto va al fondatore di questo blog... Vincè, che faccio per esser perdonata? Canto al posto della Caselli?... Ma se canto io sai come vien l'acqua giù... eheheheh. Un abbraccio a tutti i componenti del comitato, anche se mi accorgo che non mi sono assentata soltanto io... amici di comitato, dove siete nascosti? Venite fuori!... Come?... Ah sì... siete tutti in preparativi per il nostro raduno "vucciriotu"... ok... e dulcis in fundo un saluto cordialissimo a tutti gli amici che ci leggono. Sto pubblicando questo intervento anche se non ho un argomento prettamente da post... non ho molto da dire, nulla di interessante, ma ho sentito una grande nostalgia e, anche se l'ora è tarda, una grande necessità di lasciare il mio segno...
Nel corso della vita capitano i momenti di poca voglia di comunicazione, di poco interesse verso un hobby o quant'altro in momenti precedenti riempiva la giornata, ma non per questo ci si scorda delle persone care, quelle stanno sempre "nta lu cori di 'nmezzu"... da adesso spero, caro Vincè, di poter tornare ad essere la Stella che tu hai conosciuto.
Sono molto contenta che giorno 27 mi incontrerò con alcuni di voi, so che non siamo moltissimi, ma come si dice a Palermo..." semu li megghiu"... viva la modestia!!! E da brava abitante di questa città vi aspetto con infinito piacere... sarà, come nel passato, una giornata indimenticabile.
5 candidati alla presidenza della Regione. Oltre 1000 candidati, divisi in 12 liste, per i 90 posti da deputato all´Assemblea regionale siciliana e piu´ di 4 milioni e mezzo di votanti. Precisamente 4.600.424 elettori in 5.290 sezioni.
Questi i numeri delle elezioni regionali siciliane per eleggere il nuovo presidente e rinnovare il parlamento regionale. Si svolgeranno oggi domenica 13 e proseguiranno domani lunedi´ 14 Aprile
In corsa per la poltrona di governatore: Raffele Lombardo, sostenuto da cinque liste del centrodestra (Mpa - Pdl - Udc e due liste civiche: Sicilia Forte e Libera, e Democratici e Autonomisti), Anna Finocchiaro, supportata da 4 liste di centrosinistra (Pd - Idv - Sinistra Arcobaleno e Anna Finocchiaro Presidente), Sonia Alfano in rappresentanza della lista ´Gli amici di Beppe Grillo´, Giuseppe Bonanno Conti per Forza Nuova, Ruggero Razza che corre per La Destra.
Questi ultimi tre candidati sono rappresentati da un'unica lista.
Le elezioni siciliane, si stanno svolgendo anticipatamente rispetto alla scadenza naturale che doveva avvenire nel 2011. Causa della fine della legislatura sono state le dimissioni del governatore Salvatore Cuffaro, dopo che nel gennaio scorso è stato condannato dal Tribunale di Palermo, in primo grado, a 5 anni.
Salvatore Cuffaro, appoggiato della Casa delle Liberta´, era al secondo mandato. L´ex presidente, è´ stato rieletto il 29 maggio 2006 con 1.374.706 voti, pari al 53,09%, battendo Rita Borsellino, sostenuta dall´Unione, che aveva ottenuto 1.078.179 voti, corrispondenti al 41,64%, e Nello Musumeci, sostenuto da Alleanza Siciliana, che aveva ricevuto 136.545 consensi, pari al 5,27%.
Nelle elezioni del 2006 il centrodestra ottenne 55 deputati sui 90 previsti nel parlamento siciliano, e il centrosinistra i rimanenti 35. I 55 deputati del centrodestra si divisero tra Forza Italia (17 deputati), Udc (11 deputati), An (10 deputati), Mpa (10 deputati), la lista ´Aquilone´ (6 deputati), oltre a Cuffaro eletto di diritto come governatore. Nel centrodestra non riuscirono a superare lo sbarramento del 5% la Fiamma Tricolore e la Dca per le Autonomie.
I 35 deputati del centrosinistra si divisero in: Ds (15 deputati), Margherita (15 deputati), lista Uniti per la Sicilia (4 deputati), ed infine Rita Borsellino, eletta di diritto all´ARS come miglior perdente.
La lista della Borsellino non riusci´ pero´ a superare lo sbarramento del 5%, si fermo´ al 4,8%, e quindi non venne eletto alcun deputato a palazzo dei Normanni. Cosi´ come anche per la lista di Alleanza Siciliana.
Per approfondimenti (tutto sulle elezioni regionali 2008)
Albergo Diffuso ...nuovo progetto di sviluppo di un territorio.
Una delle formule
che mostra di avere grandi potenzialità, e che riesce ad attirare
l’attenzione e l’interesse della domanda, degli operatori e dei media,
non solo italiani, è l’albergo diffuso.
Se l’agriturismo è bello, ma
isolato, e il Bed & Breakfast rappresenta spesso ciò che si cerca ma
al prezzo di dover stare a casa di altri e con altri, l’albergo
diffuso propone una via diversa.
L’albergo
diffuso può essere definito come un albergo orizzontale, situato in un
centro storico, con camere e servizi dislocati in edifici diversi, seppure
vicini tra di loro.
L’albergo
diffuso è una struttura ricettiva unitaria che si rivolge ad una domanda
interessata a soggiornare in un contesto urbano di pregio, a contatto con
i residenti, usufruendo dei normali servizi alberghieri.
Tale
formula si è rivelata particolarmente adatta per borghi e paesi
caratterizzati da centri storici di interesse artistico ed architettonico,
che in tal modo possono recuperare e valorizzare vecchi edifici chiusi e
non utilizzati, ed al tempo stesso possono evitare di risolvere i problemi
della ricettività turistica con nuove costruzioni.
L’idea di base è che, più che clienti di un albergo, si
è per qualche giorno parte di un vero e proprio vicinato, qualcosa che
ha a che vedere con la vita di una comunità “temporanea”.
Il paese
o il borgo, anche se di piccole dimensioni, diventa la "hall" dell'albergo e quindi si
deve presentare come una realtà viva, animata, e dotata di tutti i
servizi di base propri di qualsiasi “comunità viva” (passeggiata,
negozi, farmacia, chiesa, edicola, bar, pro loco…).
Il primo Albergo Diffuso della Sicilia è a S. Angelo Muxaro, paesino in provincia di Agrigento.
Diverse sono ormai le casette e le villette che la cooperativa di servizi “Val di Kam” gestisce
per ospitare i turisti. Gli ospiti arrivano sulla piazza principale, Piazza Umberto I° n° 31 e qui trovano l’ufficio di accoglienza.
Lo staff li accoglie e li accompagna in uno degli alloggi già riservati per il loro arrivo.
Dalle casette delle strette viuzze di paese e
dalle villette disseminate ai piedi della collina, il panorama
che si può osservare è unico, sia di giorno quando il sole batte sulle
pareti del colle gessoso ed è tutto un luccichio quà e là, sia di sera,
quando il costone della necropoli si illumina e con esso tutta la
montagna, quasi a non voler privare il fortunato passante di una vista
da cartolina.
Due parole sulla città
Il comune di S. Angelo Muxaro (AG) sorge in una zona collinare, posta a 467 metri sopra il livello del mare.
Sito su un colle che si
affaccia su un belvedere, S. Angelo Muxaro vanta una cospicua
coltivazione di cereali, mandorle, olive e ceci che vengono esposti
ogni anno nella Fiera che si tiene nel mese di settembre. Prospero è
l'allevamento di ovini e bovini grazie ai numerosi pascoli presenti su
tutto il territorio.
Sin dalle origini il nome fu Sant'Angelo Muxaro e l'appositivo Muxaro deriva dall'arabo Munsar che significa "serra, catena di monti" poiché il paese è circondato da numerosi rilievi. Il primo centro abitato fu quello di un'antica città sicana.
Nel 1087, fu
conquista dei Normanni e dal XIV secolo in poi appartenne a diverse
famiglie nobili quali quella dei Chiaramonte, dei Moncada e dei
Marinis.
Il moderno borgo nacque
con "licentia populandi" nel 1506 ad opera della famiglia Aragona
Pignatelli e ad essa rimase sino all'abolizione della feudalità.
Spiccano fra i monumenti la Chiesa del Carmelo del 1600 che conserva una Madonna lignea di fattura albanese e la Chiesa di Sant'Angelo Martire di gusto barocco.
Un'importante area archeologica nelle vicinanze della città è quella di Monte Castello in cui è stata rinvenuta una necropoli protostorica che racchiude fra le altre la cosiddetta "Tomba del Principe".
Potremmo farci un pensierino per un prossimo raduno...che ne dite?
Una bella dedica alla città di Catania, da parte di Giuseppe Castiglia. Mitico barzellettiere catanese...le sue performance (minchiate) ve li lascio trovare sul suo personale sito.
Belle le parole e bello anche il filmato trovato su YouTube.
Che bedda Catania, Catania di notti iu sentu ca u cori m'abbatti chiù forti ndè strati, ndè chiazzi e intra i cuttigghi Catania fà a matri e annaca i so figghi poi l'alba d'argentu s'ammisca cò mari Catania è a genti ca si usca u pani ma quannu s'arrobba e si isunu i manu Catania s'incazza e diventa vulcanu.
Catania è 'na pupa, capiddi castani, labbra carnusi e l'occhi ruffiani e quannu mi sapi luntanu du iorna ca so vuci d'angilu mi rici torna Catania umiliata, trattata cche peri s'attrucca e si pettina pe' furasteri e quannu c'ancontra du ziti filici Catania romantica li binidici
Musica, c'è musica Catania abballa restu ca vucca apetta a taliarla chi bellu pettu chi formi, Catania ca non dormi Musica, chi musica Catania sona e si ndò menzu qualchedunu stona fa 'na battuta schirzusa, Catania è spiritusa.
Che bedda Catania, Catania di notti cu attracca, cu vivi e cu fa cosi storti Catania è pueti, finomeni e geni gilusa picchì pi nuautri ci teni Catania cò Suli macari ndo nvernu Catania figghiozza do Patri Eternu si porta a braccettu l'amicu liotru fra uduri di chiummu, di zagari e citru
Musica, c'è musica Catania canta tutti cò saccu sta passannu a Santa varda Catania che lesta, cu l'abitu da festa. Musica, chi musica Catania ardita o stadiu soffri e vinci a so partita stanca ci abbruciunu l'occhi, s'appinnica nde scogghi.
Catania da guerra, Catania urricata, distrutta e pì setti voti rinata non c'entrunu i sordi, non c'entra a furtuna Catania ndo Munnu ci nnè sulu una.
L'arte di lavorare il ferro è antichissima. Anche il coltello fu uno dei primi strumenti che l'uomo ebbe tra le mani ed imparò a costruirsi. Purtroppo, oltre che essere usato come posata o per intagliare, è anche un simbolo di violenza! Ho chiesto ad un'amico di scrivere qualcosa sulla sua produzione di coltelli siciliani...ecco qui a voi il suo scritto!!
Mi chiamo Antonino Versaci e sono un ragazzo di San Fratello (Me)...La mia storia ha inizio quando da piccolissimo, nell’officina di mio padre (fabbro), curiosando tra i vari cassetti, trovai un coltello “Sanfratellano” in fase di realizzazione e da quel giorno il mio unico desiderio fu quello di impossessarmene per poterlo ultimare da me...Ho ancora davanti agli occhi quel bambino accanto al nonno (anch’egli fabbro, ma in pensione), tutto eccitato dal fatto di finire il coltello, anche se non aveva la più pallida idea di come fare e ricordo ancora, come fosse oggi, mio nonno che con tantissima pazienza seguiva e correggeva i disastri del suo nipotino, tutto sporco, ma felicissimo di imparare.
A 17 anni, finalmente, grazie all’aiuto di mio padre, ho potuto realizzare il mio sogno imparando in un batter d’occhio a forgiare da me ed a costruire interamente un coltello “Sanfratellano” secondo l’antica tradizione... Fu così che, col passare del tempo, iniziai a realizzare anche alcuni dei tantissimi altri modelli tipici siciliani...coltelli di cui, a differenza di quello "Sanfratellano" non si conosce il paese di origine preciso (molti anche perchè venivano realizzati in varie zone della Sicilia) ma che addirittura hanno preso nel tempo i nomi più svariati in lingua siciliana a seconda della forma degli usi ed altri particolari...e quindi è il caso da "Birritedda", da "Laparedda" do "Scaluni", do "Saraga", u "Liccasapuni", u “Cuteddu ammanicatu” u “Rasolu ammanicatu” e molti altri modelli tipici siciliani...
Purtroppo, nonostante il coltello "Sanfratellano" e quindi tutti gli altri coltelli tipici Siciliani, siano stati, e lo sono ancora oggi, molto conosciuti ed apprezzati, non solo all'interno della stessa isola ma in tutto il territorio nazionale, questa tradizione è andata perdendosi poiché nessuno è stato capace di portarla avanti con passione e quindi cercare di pubblicizzarla per poterne trarre un più ampio apprezzamento dello stesso e di riflesso un maggiore sviluppo economico.
Al giorno d’oggi infatti, in Sicilia sono pochissimi coloro capaci ancora di realizzare i coltelli tipici secondo l’antica tradizione degli abilissimi fabbri-coltellinai siciliani, ma ancor peggiore è il fatto che non c’è più nessun giovane che intende avvicinarsi a questa antica tradizione con la voglia di imparare. Diciamo pure che io sono l’eccezione che conferma la regola, infatti, cerco sempre di adoperarmi, nelle mie possibilità, per portare avanti il nome e la fama del coltello "Sanfratellano" e di un po’ tutti i modelli tipici siciliani, cercando di rispecchiare il più possibile e tenere alto l'onore dell’antica tradizione tramandata dai fabbri-coltellinai del mio paese Proprio per questo ho avuto il piacere di partecipare ad alcune delle varie mostre del settore: tra le più importanti sono stato a Lugano (Svizzera), Frosolone (Is), Novegro (Mi), Roccagiovine (Rm), Romano Di Lombardia (Bg) e poi un po’ dappertutto in Sicilia. Sempre alla ricerca delle ultime informazioni rimaste riguardanti il mondo della coltelleria artigianale siciliana e come già detto in altre occasioni, unico mio dispiacere è quello di non poter più avere mio nonno al mio fianco, come la prima volta da bambino, ma nonostante tutto, ogni qual volta ho tra le mani un coltello, lo sento vicinissimo nel mio cuore e ritorno ad essere il nipotino, tutto sporco, ma felicissimo e voglioso di imparare…e sicuramente è proprio in questo che va ricercata la ragione della mia grandissima passione per i coltelli…