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"Miniera" di gasCassiopea dà gas all'Isola
(...Speriamo che non si trasformi nella solita beffa per i Siciliani...)
Un nuovo giacimento di gas nel Canale di Sicilia, a circa 22 chilometri dalla costa di Agrigento e ad una profondità di circa 560 metri, è stato scoperto da Eni ed Edison. Le riserve associate alla perforazione del pozzo sono stimate in 16 miliardi di metri cubi e il giacimento dovrebbe produrre 190.000 metri cubi di gas al giorno.
La scoperta è stata fatta attraverso la perforazione del pozzo Cassiopea 1, di cui Eni è operatore con una quota del 60%, mentre il restante 40% è detenuto da Edison. I primi test, spiega in una nota Eni, «fanno ipotizzare portate produttive più significative che potranno essere ottenute durante la normale vita produttiva del campo. La scoperta conferma l'elevato potenziale dell'area deep offshore del Canale di Sicilia, in cui si trovano anche i giacimenti limitrofi di Panda e Argo». Ma ci resterà qualcosa a noi Siciliani? Articoli giornali su SkyDrive
Vincè
Storie di SiciliaRiporto qui integralmente un'articolo della Dott.ssa Fara Misuraca, microbiologa (Università di Palermo) e storiografa. Tratto da " Il Brigantino - Il Portale del sud " Sarà questo un mio sfogo un pò federalista, ma ha l'intento di far conoscere, ricordare ed unire anzichè dividere!! La Sicilia è un luogo, "un topos", che si può sfogliare come un libro, un libro che racconta la storia del mondo mediterraneo, del nostro mondo. Roger Peyrefitte ha scritto nel 1952, nel suo libro Du Vesuve a l'Etna che "nessuna isola erge sull'orizzonte della nostra civiltà una fronte più radiosa della Sicilia. Tre volte, nel corso dei secoli, fu il più fulgido centro del mondo mediterraneo". Sì, almeno tre volte, quando ha espresso la cultura mediterranea in forma greca, in forma araba ed in quella Normanno-sveva. Sbagliava perché ci sono state altre epoche di grande cultura, praticamente misconosciute o occultate da una cultura a senso unico. Nel periodo greco (ma con "greco" non s'intende colonia o "sottoposta": infatti le città erano libere senza legame alcuno di vassallaggio ad Atene) la Sicilia ha prodotto geni matematici come Archimede, di cui tutti conosciamo i contributi, a tutt'oggi validi, alla fisica, alla matematica ed al calcolo infinitesimale. Oppure come il filosofo Gorgia da Lentini (re della dialettica) o, ancora, come il poeta Stesicoro, il poeta dei sentimenti. Da ricordare lo storico Diodoro d'Agira, che per primo scrisse una storia universale ed Epicarmo, il primo commediografo, che non sarà stato più bravo di Aristofane, ma ha inventato il genere! E che dire di Archestato di Gela che scrisse il primo libro di culinaria? e del poeta Teocrito che Virgilio considera suo maestro? Ci sono stati anche politici di grandi intuizioni, come Agàtocle da Siracusa, che per primo tentò l'unificazione delle regioni del meridionali d'Italia, intuendo che poteva derivarne una grande potenza economica e politica. Infine, per citare Santi Correnti, la pagina più interessante e più civile della Sicilia "greca" è quella del trattato di pace del 480 A.C. dopo la battaglia d'Imera, in cui i Siciliani imposero, tra le altre cose, ai Cartaginesi sconfitti, la rinuncia ai sacrifici umani. Fulgido esempio di civiltà fin dal V secolo a.C. Nel periodo Arabo la Sicilia e i Siciliani stupirono l'Italia e l'Europa. Meravigliosi tessuti, provenienti dai nostri opifici inondarono l'Europa, e l'uso della carta, e delle paste alimentari (gli spaghetti e i maccheroni, per intenderci), gli agrumi, il riso (di cui oggi vanno fiere le regioni del nord, dimenticando che siamo stati noi, dalla Sicilia a diffonderle nel continente!), i sistemi di canalizzazione delle acque. E vogliamo una curiosità? La città del Cairo fu fondata il 9 luglio del 969 da un arabo siciliano: Giawar da Palermo! Dopo gli Arabi, arrivarono i Normanni e gli Svevi (anche loro non per reprimere e sfruttare, ma per integrarsi, loro a noi). Questa miscela di popoli e culture rese la Sicilia un modello per l'Europa. Nel periodo normanno in Sicilia assistiamo alla nascita del regno più moderno e meglio organizzato d'Europa. Qui, in Sicilia si ebbe il primo Parlamento, nel 1129, con Ruggero II. L'Inghilterra lo ebbe solo nel 1264). Si ebbe il primo Stato "burocratico", vale a dire basato su funzionari e non su una organizzazione feudale (vassalli, valvassori e valvassini). Si ebbe il primo stato "laico", indipendente dalla chiesa di Roma e soprattutto si continuò, come nel periodo arabo, ad applicare uno spirito di tolleranza religiosa e civile che nel resto d'Europa sarà riconosciuta solo nel 1598 (cioè ben quattro secoli dopo) con l'editto di Nantes di Enrico IV di Francia. I nostri connazionali non riescono a riconoscercelo tutt'oggi!! Dal punto di vista culturale la Sicilia Normanna e Sveva annovera studiosi come Aristippo da Catania, che precorse l'umanesimo traducendo in latino autori come Aristotele, Platone e Diogene e, a Palermo, alla corte di Federico II nacque la letteratura italiana. Federico infatti, fu animatore, protagonista e creatore della famosa Scuola Poetica Siciliana ove confluirono rimatori ed uomini di cultura del periodo e che tanta parte ha avuto nel dare l'avvio alla letteratura italiana in volgare come testimonia lo stesso Dante Alighieri nel "De vulgari eloquenziae" e Petrarca nel "Trionfo d'Amore". Non solo in questi periodi, ma anche in altri successivi, la cultura siciliana ha dato luminosi esempi di avanguardia e intelligenza. Ricordiamo la proposta dell'abolizione della pena di morte del palermitano Argisto Giuffredi del 1580 (Beccaria sarebbe nato 2 secoli dopo), e, durante il periodo borbonico, gli scritti femministi di Isabella Bellini e Genoveffa Bisso del 1753 e di Vincenzo Di Blasi del 1737. Ricordiamo che Pietro Pisano fu il primo in Europa a capire che i pazzi non erano degli indemoniati, ma solo dei poveri malati da trattare con umanità e come tali li curò nella Real casa dei Matti, dove sperimentò anche la musicoterapia al posto dei letti di costrizione e delle pene corporali, così tanto in voga in Italia e nel resto d'Europa. Accade, invece, che quando si parla della Sicilia la maggior parte delle persone, anche di buona cultura, è portata ad identificarla in blocco con la mafia, con fichi d'india isolati in brulli paesaggi, con coppole nere e con donne, anch'esse "nere, per i veli", urlanti dietro una bara. Per anni il cinema italiano e la televisione hanno usato burlescamente la nostra lingua, dileggiando il povero contadino meridionale per la pronuncia e per i suoi errori di grammatica come se un contadino veneto, lombardo, piemontese o del centro nord in genere, si esprimesse correntemente in versi aulici. Un popolo di circa 5 milioni di abitanti viene accomunato "in toto" o ad un gruppo di feroci e spietati delinquenti (la mafia) o ad uno stereotipo d'avanspettacolo (inesistente nella realtà). Senza voler per questo minimizzare il fenomeno delinquenziale della mafia o le sacche di analfabetismo, è tuttavia d'obbligo puntualizzare che la storia della Sicilia e dei siciliani non può essere ridotta alla storia della mafia o del povero contadino ignorante. Ignorante di che poi, della lingua italiana, che la maggior parte degli italiani sconosce, mentre il nostro contadino, come tutti i contadini, è buon conoscitore delle sue tradizioni? Vorrei concludere questa mia introduzione ricordando solamente che a Torino, capoluogo del Piemonte, che per primo ci ha accusati di inciviltà e arretratezza se guardano la basilica di Superga, sappiano che l'ha costruita un siciliano, Filippo Juvara. Così come il palazzo reale di Stupinigi. Così per l'università di Torino, riformata da Francesco D'Aguirre di Salemi. Che sappiano anche che il palazzo reale di Madrid è su disegno dello Juvara. Così l'Osservatorio Ximeniano di Firenze, fondato nel '700 da Leonardo Ximenes trapanese, che il policlinico di Roma è al 50% merito, con guido Baccelli, romano, di Francesco Durante di letojanni. E, chicca sulle chicche, l'enciclopedia Treccani (a capitale lombardo, dal signor Treccani solo soldi) aveva Giovanni Gentile, Calogero Tumminelli e Antonio Pagliaro - tutti Siciliani D.O.C. - rispettivamente come responsabile culturale, editoriale e redazionale. E per la musica, le lettere, le arti? Non saprei quando fermarmi: Scarlatti, Bellini, Verga, Tempio, Martoglio, de Roberto, L. Lombardo Radice, Pitré, Meli, De Roberto, Lampedusa, Pirandello, Maiorana, Cannizzaro, Antonello, Serpotta, Rutelli, e così via, se dovessi continuare... Vincè
Involtini di pesce spadaInvoltini di pesce spada alla Messinese INGREDIENTI:
Vincè
In ricordo di Paolo Borsellino
" Chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ne ha una volta sola. " Paolo Borsellino ********************** " La lotta alla mafia dev'essere innanzitutto un movimento culturale che
abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che
si oppone al puzzo del compromesso morale, dell'indifferenza, della
contiguità e quindi della complicità. " Paolo Borsellino ********************** " Non ho mai chiesto di occuparmi di mafia. Ci sono entrato per caso. E poi ci sono rimasto per un problema morale. La gente mi moriva attorno. " Paolo Borsellino ********************** Sedici anni dalla strage di via D'Amelio.
Sedici anni dalla morte del magistrato Paolo Bosrsellino e dei suoi agenti - Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Citazione di oggi: Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano « Ricordare tutti coloro che hanno pagato con il sacrificio della vita i servigi resi alle istituzioni, contribuisce in modo determinante a diffondere la cultura della legalità contro ogni forma di violenza e sopraffazione ». Io lo ricordo con le parole di un suo caro amico
Vincè
Questa terra adesso è nostraQUESTA TERRA ADESSO E’ NOSTRA
Ho visto la mia terra Bruciata dal dolore E i suoi fiori crescere annaffiati con il sangue Ho visto madri piangere Per quei figli martoriati Da una guerra senza fine Ho visto il mare impetuoso ed avventato agitarsi per l’ennesima oppressione e mi pare di sentire tra le onde la sua voce disperata che ora urla “Non vogliamo più padroni” Ho sentito l’impotenza Appesantire il cuore mio Ed io che il sogno avevo dentro Di aiutare la mia gente Non potrò restare ferma E guardare questo scempio Lotterò per questa terra Così bella e maledetta Lotterò fino alla fine Fosse anche con le sole mie parole Perché un giorno questo mare Possa urlare ai siciliani “Questa terra adesso è nostra”
Valeria Martorelli
Valeria
Il SalsoIl Fiume Salso ![]() Licata e la foce del fiume Il Salso (noto anche come Imera Meridionale) è un fiume della Sicilia che nasce dalle Madonie, in territorio di Petralia Sottana e sfocia nel Canale di Sicilia a Licata. ![]() Vecchio ponte a Licata sul fiume Salso Con uno sviluppo di 144 km, è il maggiore corso d'acqua della Sicilia per lunghezza e il suo bacino è esteso 2122 km2. La denominazione Salso si riferisce all'elevata salinità dell'acqua nel tratto meridionale del fiume (da Enna fino alla foce), originata dalle rocce delle aree che il fiume attraversa nel suo percorso. Nelle provincie di Enna e Caltanissetta, attraversate dal fiume, si trovano infatti le grandi miniere, oggi abbandonate, da cui si estraevano un tempo minerali di zolfo ed il salgemma. Con il termine Salso viene anche indicato un affluente della parte alta del bacino dell'Imera Meridionale che si getta nell'asta principale in località Ponte Cinque Archi. La denominazione Salso peraltro crea confusione con un altro fiume così denominato e che è un affluente del Simeto, il fiume più importante della Sicilia, che sfocia in mare in prossimità di Catania. Vi segnalo questo sito per approfondimenti! ![]() Vincè
Lo sbarco americano a GelaOperazione Husky - Lo sbarco americano a Gela
La notte tra il 9 e il 10 Luglio 1943 fu “la notte più lunga” per la popolazione di Gela. "Operazione Husky" è stata chiamata, le forze Alleate britanniche, americane e canadesi sbarcarono sulle spiagge della Sicilia, ancora controllata dalle forze dell’Asse.
![]() Lo sbarco in Sicilia fu la seconda più imponente operazione offensiva
organizzata dagli Alleati nella seconda guerra mondiale,
la più vasta in assoluto nel settore del Mediterraneo.
Nell’arco di terra tra Licata e Siracusa si riversarono 160.000 soldati;
4000 aerei da combattimento e da trasporto fornirono l’appoggio dal cielo
mentre nel mare ci furono 285 navi da guerra, due portaerei e 2.775 unità di trasporto.
Fu così che iniziò l’invasione dell’Europa e le sua liberazione dal nazi-fascismo.
A Gela lo scontro avvenne tra la VII Armata americana
al comando del Tenente Generale George Patton
con la Divisione “Livorno” e parte della Divisione “Goering” tedesca.
Violenti furono i bombardamenti dalle numerose navi e dagli aerei americani sulla piana di Gela.
![]() La superiorità dell’esercito americano fu grande e ben poco riuscì la nostra controffensiva.
Persero la vita circa 900 americani, 820 italiani e 700 tedeschi.
Una pagina di storia della città di Gela, una pagina di storia di appena 64 anni fa.
Vincè
Il festino di Santa RosaliaU fistinu !
Vincè
La patrona di EnnaLA MADONNA DELLA VISITAZIONE La Festa della Madonna della Visitazione...santa patrona della città di Enna, è, assieme ai riti della settimana santa l'evento religioso più importante del capoluogo ennese e si tiene il 2 luglio . ![]() Il 29 giugno iniziano i festeggiamenti in onore della patrona di Enna. Nel pomeriggio dalla chiesa di san Pietro, celebrato in questo giorno, parte la processione diretta al Duomo per la consegna delle chiavi con le quali aprire la statua della patrona. Alle ore 19,30, si provvede all'apertura della nicchia in cui è custodita la Statua della Madonna, nella cappella destra del Duomo, in marmi policromi. La statua viene nascosta tutto l'anno fino a questo giorno, quando la si scopre in presenza della folla di fedeli. Per prima viene aperta la porta della nicchia, costituita da un quadro di Domenico Basile raffigurante la Patrona con Santa Elisabetta, oltre cui si cela un'altra porta detta "delle sette chiavi" perché sette sono le chiavi necessarie ad aprirla. Non appena viene schiusa la nicchia, appare la statua di Maria, ricoperta interamente di monili d'oro facenti parte del prezioso Tesoro del Duomo, pezzo forte, una pregiatissima corona d'oro bianco posta sul capo della Vergine e cesellata con ori e smalti, avvolta in un ampio manto di broccato trapuntato a filigrana aurea. Il 2 luglio è il giorno dei grandi festeggiamenti. Anche se la Madonna della Visitazione, dal Concilio Vaticano II, viene ricordata in un'altra data, Enna ha ricevuto dal Papa il privilegio di festeggiare la sua patrona all'antica data.. ![]() Le celebrazioni cominciano con la Santa Messa tenuta in Duomo alle 6,30, culmine delle messe mattutine speciali che si susseguono in attesa della festa sin dal 2 giugno. Mentre i fedeli, molti dei quali raggiungono la cattedrale a piedi nudi in segno di devozione alla Vergine Santa, assistono alla celebrazione eucaristica in Duomo. Nella Chiesa di Montesalvo, situata nell'altra parte della città alta, vengono sparate 101 salve di mortaretti, come si fa nelle monarchie quando nasce un futuro sovrano. Essendo la Chiesa da cui vengono sparati i 101 colpi, Montesalvo, il punto più alto di Enna dopo il Castello di Lombardia (970 m di quota circa), il loro eco raggiunge tutte le vallate sottostanti, compresa la conca dove sorge la città nuova, Enna Bassa. Alle 10,30, si svolge in Duomo una solenne Messa pontificale, ovvero una celebrazione eucaristica cantata officiata dal Vescovo. Intanto la banda municipale effettua un giro delle vie principali della città intonando marce festose, fermandosi sulle scalinate della cattedrale. In seguito i confrati della Confraternita di Maria SS. della Visitazione, deputati ai festeggiamenti patronali, procedono a montare il fercolo e le aste necessaire a far sì che i 124 uomini lo soreggano e lo portino in processione per tutta Enna alta. ![]() Sul suo capo viene deposta la famosa Corona in oro zecchino, cesellata finemente secoli fa da abili artigiani in stile barocco, con diversi medaglioni ciascuno rappresentante una scena sacra. La corona è pertanto considerato il gioiello più prezioso mai prodotto dall'oreficeria sacra barocca in Sicilia ![]() Alle 17,00 il Duomo viene riaperto a turisti e fedeli per far vedere loro la statua di maria addobbata dai preziosi giolielli in oro, smalti e pietre preziose, oltreché la "vara", che in Sicilia designa il carro trionfale su cui i santi patroni vengono portati in processione, detta Nave d'Oro (1590) essendo rivestita d'oro zecchino. Essa verrà portata in processione lungo tutte le vie principali della città fino alla Chiesa di Montesalvo, con spari di cannoni nelle tappe di sosta. La sconda parte del viaggio è la più difficoltosa, perché la processione non segue i viali moderni del monte (Enna) che portano a Montesalvo, bensì l'antica, stretta e tortuosa via Mercato, nella quale la nave d'oro viene spesso calata e trascinata quasi a rasoterra, perché la strada è poco larga. L'angusta salita che precede Montesalvo (secondo punto più alto di Enna) viene effettuata dai 124 uomini che sorreggono la pesantissima nave d'oro a corsa, mentre la statua della Vergine ondeggia e vacilla e la statua di sua cugina esce da Montesalvo per accoglierla. A proposito del culto di Maria SS. della Visitazione ad Enna, è probabile che cominciò allorquando la statua della Madonna fu acquistata a Venezia e condotta fino ai piedi dell'altopiano da cui si affaccia la città; qui nacque una contesa fra gli abitanti della vicina Calascibetta e gli ennesi su chi avesse dovuto conservare la statua. Così leggenda vuole ci si fosse affidati al volo di una colomba, la quale, adagiandosi sull'imponente facciata del Duomo di Enna, assegnò al capoluogo la statua della Madonna della Visitazione; un'altra leggenda narra che il carro portante la sacra immagine di Maria Santissima, trainato da due bianchi cavalli, giunto che fu alle falde del monte, diventò improvvisamente pesantissimo, tanto che niente e nessuno riusciva a trasportarlo; allora dalle campagne giunsero i mietitori (dato che era tempo di raccolto), i cosiddetti ignudi i quali senza alcuna fatica riuscirono a portare la sacra effige sino al duomo, e da allora furono denominati per il prodigioso evento nudi mai più abbandonati, ciò ha voluto significare per gli ennesi, che la Vergine si serve delle persone più semplici ed umili, ecco perché da sempre, sono i contadini a portare a piedi nudi la Madonna di Enna, tramandantosi di padre in figlio. Maria SS. della Visitazione, nel 1412, sostituì il culto pagano alla dea Cerere. Giusi
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