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Le piaghe...della Sicilia


Tratto dal Film
Johnny Stecchino

1991

   
Regia
Roberto Benigni


       Vincè

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Pistacchi di Bronte


I pistacchi di Bronte ed il mio pesto


Furono gli Arabi, strappando la Sicilia ai Bizantini, a promuovere e a diffondere la cultura del pistacchio nell'isola e, a conferma di ciò, basta considerare l'affinità etimologica del nome dialettale dato al pistacchio col corrispondente termine arabo. "Frastuca" il frutto e "Frastucara" la pianta derivano infatti dai termini arabi "fristach", "frastuch" e "festuch" derivati a loro volta dalla voce persiana "fistich".

La specie ha avuto particolare sviluppo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento nelle province di Caltanissetta, Agrigento e Catania.

In quest’ultima, ai piedi del vulcano Etna, nel territorio di Bronte, conobbe la massima espansione tanto che nel 1860 interi pascoli e terreni incolti furono trasformati in pistacchieti e la pianta coltivata divenne il fulcro di tutto il sistema agricolo ed economico dell’area.

Sarà per lo straordinario connubio tra la pianta e il terreno lavico, ricco di sali minerali, sarà per il sole e l’aria di questa terra; sta di fatto che il frutto prodotto in questo lembo dell’isola cresce rigoglioso e supera dal punto di vista dell’aroma, del gusto e delle proprietà organolettiche la restante produzione mondiale. Nessun altro ha un colore verde smeraldo così brillante e un profumo così intenso, resinoso e grasso.

Fonte: Comune di Bronte



IN CUCINA

Per il suo aroma e le qualità organolettiche il pistacchio verde di Bronte tradizionalmente è stato sempre il principe della pasticceria, delle carni insaccate di pregio e della gastronomia di alta classe.

In tempi recenti, oltre al favoloso gelato ed alla sempre osannata "torta al pistacchio" (prodotta con pan di Spagna, a volte farcita con uno strato di cioccolata o di nutella che si associano particolarmente al gusto del frutto), e alle gustose "paste di pistacchio" (realizzate con la stessa procedura con cui si produce la pasta di mandorle) si fanno sempre più strada, il "pesto di pistacchio", la "crema al pistacchio" (una preparazione dolce da spalmare sul pane o da utilizzare per guarnire dolci), un liquore e la storica filletta al pistacchio (tradizionale dolce brontese guarnito del prezioso frutto).



Il mio Pesto di Pistacchi

Non sarà quello che viene preparato a Bronte e che viene anche venduto in vasetti, anche perchè facendo delle ricerche ho notato che non ci sono delle ricette uniche per farlo.

Chi lo fà con solo pistacchio, chi con aggiunta di basilico, chi mette l'olio extra vergine, chi l'olio d'oliva...ecc.

A questo punto ho dovuto fare delle scelte ... ed anche delle prove, per questo mio pesto ... che di "pestato" non ha niente dato che oggi usiamo il robot da cucina con frullatore incorporato... :-))



INGREDIENTI:
  • 150 gr di pistacchi di Bronte
  • 100 gr di Basilico
  • 50 gr di Rucola
  • 40 gr di Pinoli
  • 10 gr di Aglio ( 3 spicchi )
  • 100 gr di Olio d'oliva extravergine
  • sale e pepe q.b
  • 100 gr di Parmigiano (io non lo metto nel miscuglio, ma lo aggiungo sul piatto finale)

PREPARAZIONE:

Passare in un frullatore tutti gli ingredienti e frullare a velocità bassa.
Amalgamare bene il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo e consistente.

Non ho aggiunto il Parmigiano, che naturalmente è richiesto nella ricetta perchè sono solito aggiungerlo fresco sul piatto finale e perchè ho conservato il tutto in porzioni nel congelatore.

Questa la mia composizione grafica



       Vincè

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La madonna dell'Alemanna


L'8 Settembre è la festa della patrona della mia città - Maria SS. d’Alemanna - Gela (CL)


Si pensa che l’icona della Madonna sia stata portata dall’ordine religioso dei Teutonici di Santa Maria de Alemanna  (Ordo domus Sanctae Mariae Teutonicorum), fondato nel 1190, e trasformato nel 1198 in ordine cavalleresco.
Secondo la testimonianza dell’abate Rocco Pirro, il culto a Maria SS. D’Alemanna trae la sua origine proprio dal suddetto ordine religioso.

I Teutonici furono chiamati nell’isola Alemanni (nell’uso poetico e letterario col nome di Alemanni si trovano spesso indicati i Tedeschi), e perciò la chiesa di Santa Maria dei Teutonici era la chiesa di Santa Maria degli alemanni o dell’Alemanna.

I racconti popolari, tramandati da generazione in generazioni, parlano del rinvenimento della venerata icona di Maria SS. d’Alemanna in un modo miracoloso intorno al 1476.
Si narra infatti che un contadino mentre arava la terra si accorse che i suoi buoi non proseguivano più; pensando che si trattasse di un ostacolo proveniente da qualche corpo duro sottostante il terreno, il contadino si mise a scavare, anche con la segreta speranza di trovare un tesoro nascosto, ma quale non fu la sua meraviglia quando le sue mani cominciarono a tirar fuori una tavola sulla quale s’intravvedeva una immagine dipinta: era l’effige della Beata Vergine. Nel momento stesso in cui estrasse dal terreno l’intero quadro, il contadino si accorse che i due buoi si erano inginocchiati.

Maria SS. d’Alemanna è chiamata protettrice e Patrona della città, ufficialmente verso il 1650 in seguito alla bolla Universa di Urbano VIII. Gli atti di proclamazione vennero stilati nella nostra città nel dicembre del 1659 e poi del marzo del 1693, in quest’ultimo anno in particolare, in occasione del famoso terremoto che distrusse molte città dell’isola e mietè molte vittime nella sua parte orientale.
Le scosse telluriche (11 Gennaio 1693) furono violente, tanto che in uno slancio corale di fede il popolo pote attribuire la salvezza della città solo alla protezione della Vergine, ed ancora, il popolo ricorda i famosi versi :

All’unnici ‘i jnnaru a vintun’ura
Si vitti e nun si vitti Terranova;
S'unn’era ppi Maria, Nostra Signora,
Sutta li petri fussi Terranova.”



       Vincè

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