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    Il nostro dialetto

     
    L'amica... MaTe  ha commentato nel nostro Blog con una poesia di Nino Crinelli, Sicilia terra marturiata.
    Una composizione che calza a pennello con lo spirito e le finalità di questo blog, che non vuol altro che far rivivere la sicilianità di una regione martoriata.
    Non potevamo perde questa composizione, tra le centinaia di commenti, quindi riporto qui la poesia e ringrazio tutti gli amici che stanno cercando a loro modo di collaborare con noi.

     

    SICILIA TERRA MARTURIATA

    Lu nostru dialettu e' 'nmastardutu
    Lu veru Sicilianu un ne' chiù caputu.
    Chiddi chi lu cridemu di pallari
    Certi palori nun li sapemu 'nterpetari.
    Li figghi nostri, chi a la scola mannamu,
    Un ci 'nsiggnanu certu lu Sicilianu,
    Ma lu Francisi lu 'Ngrisi e l’Italianu,
    E la nostra vera lingua ni scurdamu,
    Sicilia, o terra amata,
    Tu ca statu sempri marturiata,
    Di li Bizzantini a li Finici
    Di li Turchi a li Greci e a li Romani,
    Di li Borboni a li Tedeschi
    E allurtimu puru di l’Americani,
    Puru lu nomu tò t’annu canciatu assai,
    E ora puru la lingua tò ni ficiru scurdari.
    Sicilia terra d’amuri
    Di tutti li lati ti vagna lu mari
    E 'ntà lu to 'nternu timpuna e chianuri
    E cu li figghiuzzi tò li figghi veri
    Chi cu li to vecchi tradizioni e li so boni maneri
    Fannu 'ncantari a li furasteri .
    Di la Sicilia ni pallanu mali
    Sulu quattru pulintuna
    E a lu teleggiornali, ma cu veni ca, po si ricridi
    O arresta alluccutu, o un sapi chi diri .
    Si putissi scriviri finu a dumani,
    Di li to biddizzi e li cosi rari
    Tu si na' sirena 'nmezzu a lu mari
    Chi tanti putenti a fattu 'ncantari.

       

     SICILIA TERRA MARTORIATA

     Il nostro dialetto è imbastardito
     Il vero siciliano non è più capito.
     Quelli che lo crediamo di parlare
     Certe parole non li sappiamo interpretare.
     I figli nostri, che a scuola mandiamo,
     Non gli insegnano certo il Siciliano,
     Ma il Francese l'Inglese e l'Italiano,
     E la nostra vera lingua ci scordiamo,
     Sicilia, o terra amata,
     Tu che sei stata sempre martoriata,
     Dai Bizzantini e dai Fenici
     Dai Turchi ai Greci e dai Romani,
     Dai Borboni e dai Tedeschi
     E all'ultimo pure dagli Americani,
     Pure il nome tuo ti hanno molto cambiato
     Ed ora pure la lingua tua ci hanno fatto scordare
     Sicilia terra d'amore 
     Da tutti i lati ti bagna il mare
     E nel tuo interno montagne e pianure
     E con i figliocci tuoi i figli veri
     Chi con le vecchie tradizioni e le buone maniere
     Fanno incantare i forestieri.
     Della Sicilia ne parlano male
     Solo quattro settentrionali
     E al telegiornale, ma chi viene qua, poi si ricrede
     E resta come un'allocco, e non sa cosa dire.
     Si potrebbe scrivere fino a domani,
     Delle bellezze e delle cose rare
     Tu sei una sirena in mezzo al mare
     Che tanti uomini potenti ha fatto incantare.

    Ho inserito una mia traduzione per aiutare chi non mastica il dialetto siciliano


     
             Vincè

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    Nino Martoglio



    IL TELEFRICO SENZA FILI

    Siti bestia, quadrupedi, animali....
    e non vi dicu artro,non vi dicu !...
    Le ’ntinne ci su’ sempri,tali e quali,
    e l’amu vistu ju e’ cumpari Ricu...

    Chiddu ca nun c’è chiù, mio caru amicu,
    è il filo !... "Oh, binidittu San Pasquali !"..
    Il filo, dintra il quali, a tempu anticu
    curreva il telecrama naturali !..

    La mia difoortà, però, ’n’è chissa;
    c’è un’artra cosa, ca ancora non sacciu
    e della quali nn’arristai scossu :

    Chiovi, mintemu, l’acqua si subissa ?...
    Com’è ca la parola del dispacciu
    agghica bella, asciutta come n’ossu ?

    IL TELEGRAFO SENZA FILI

    Siete bestia, quadrupede,animale....
    e non vi dico altro, non vi dico !..
    Le antenne ci sono sempre, tali e quali,
    e le ho viste io e compare Enrico...

    Quello che non c’è più,mio caro amico,
    è il filo !.."Oh,benedetto San Pasquale !"..
    Il filo, dentro il quale, prima
    scorreva rapidamente il telegramma !

    La mia difficoltà, però, non è questa;
    c’è un’altra cosa, che ancora non so
    e della quale ne rimango scosso :

    mettiamo che piova, che l’acqua ci subissi ?..
    Com’è che la parola del dispaccio
    arrivi bella, asciutta come un osso ?
     

     
             Giusy

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    Ciccu toccami...Mamma Ciccu mi tocca

     
     
     
     
    Uno dei detti antichissimi...chi di noi siciliani non lo conosce?
     
    Spesso usando un proverbio o un modo di dire, abbreviamo ogni discorso perchè dentro di noi conosciamo perfettamente il profondo significato, ma quando andiamo a tradurre in lingua italiana, quel modo di dire perde ogni sapore di sicilianità e ogni forza.
    Provo a spiegarlo ma con mie grosse perplessità sulla riuscita,forse ci riuscirò meglio narrandovi un episodio.
     "Francesco toccami...mamma Francesco mi tocca.." questa è la traduzione in italiano...
     
    Amici siciliani, non me ne vogliate, so di aver rovinato il detto, ma avendo riscontrato tantissime visite nel  nostro blog di amici appartenenti a varie regioni, è giusto che anche loro leggano in modo comprensivo.
     
    Oggi una mia amica mi raccontava che un suo conoscente le "girava intorno", cosa che a lei, a detta sua,non faceva piacere; successivamente mi diceva però che lei lo chiamava al telefono...fu lì che le dissi...tu mi sembri..."Ciccu toccami...mamma Ciccu mi tocca!"...ahahah.

     
             Stella

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    le origini della lingua italiana

    La lingua italiana ha le sue radici in Sicilia. Prima che il volgare fiorentino fosse consacrato idioma nazionale, promosso dall’Alighieri, l’Imperatore Federico II di Svevia, sovrano illuminato di tutto il Sud Italia, all’alba del XIII secolo promosse a Palermo una sorta di Accademia, in cui tutti i letterati del tempo, sia cristiani, sia musulmani, si riunivano per dare vita a quel centro linguistico, poetico che pose le basi della “Scuola Siciliana”. La caratteristica di questa nuova letteratura era quella di voler riunire in un solo idioma le peculiarità delle culture europea e araba. Nota è, infatti, la poesia degli arabi siciliani, di cui mi piace ricordare il nome di Al Butiri (infatti, nativo di Bufera), una forma di letteratura già presente nell’isola nel VII secolo. Federico promosse le attività culturali più varie, l’arte, la scienza, la diplomazia e l’amicizia tra i popoli (nota è la sua devota amicizia, ricambiata, nei riguardi di un sovrano islamico), tanto che fu appellato “Stupor Mundi”. Ma allora pèrchè questa prima lingua codificata (il siciliano) non fu scelta come lingua nazionale? I motivi sono sostanzialmente due, il primo è riconducibile a una cieca critica letteraria che afferma che la Poesia Siciliana segue sempre lo stesso tema: l’amore; ma il vero motivo è di natura politica, quando la Firenze del 1300 dettava legge, poiché città all’avanguardia. Ad ogni modo, rimangono i versi dei grandi Ciullo d’Alcamo, Iacopo da Lentini, Guido delle Colonne, ecc. a testimoniare che, ben prima del toscano, il siciliano era già una lingua riconosciuta in Europa, in Terra Santa e nel Nord Africa.


     
             Angelo

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    Non fatevi meraviglia

     
    "Si può sapere che minchia c'hai?"
     
     
     
    Non ritenetemi facchino e scurrile per tale domanda che ho trascritto,
    ma ne avrei potute scrivere tante altre di frasi simili.
    Non fatevi meraviglia
    Ormai anche la parolina "Minchia" prettamente sicula è entrata a far parte del nostro linguaggio e si trova anche nei più moderni vocabolari, assieme a molte altre parole anche staniere.
     
    Oltre ad indicare l'organo riproduttivo maschile...il pene,
    od un'uomo sciocco e stupido,
    "Quell'uomo è una minchia"
    riesce ad affermare una negazione:
    "Non capisce una minchia"
    esprimere meraviglia:
    ...minchia, quanto costa!
    impazienza o rabbia:
    minchia, mi vuoi ascoltare quando parlo...!
    oppure rafforza una frase:
    ma che minchia vuoi che ti dica!
     
     
    Anche all'estero la parola suddetta è sinonimo di sicilianità ed ho saputo che ci sono anche dei video giochi in cui questa esclamazione, è usata per identificare il "Siciliano".
    Questo mi imbarazza, ma nello stesso tempo mi fà sorridere.
     
     
    e come direbbe un mio amico!
     
    VIVA STA' MINCHIA
     

     Vincè
     

    La "truscia"


        Stella   

    Cosa significa Vucciria?

     
    Ecco il mio primo post in questo nuovo blog creato da noi Vincè e Stella e nato dall'amore sviscerato per questa terra e per la nostra colorita, insostituibile lingua siciliana.
    Abbiamo scelto di intitolare questo spaces "A' VUCCIRIA" perchè auspichiamo di postare qui tutto ciò che riguarda la nostra Sicilia, come un gran mercato.
    Egregio il dipinto del grande bagherese Renato Guttuso rappresentante la "VUCCIRIA" il famoso mercato palermitano ove si trovava di tutto; oggi purtroppo non è più in auge, sostituito da due grossi mercati del capoluogo siculo (ballarò e capo) per l'utilità dei cittadini, ma non certo per il suo fascino. 
    In quelle stradine ormai rimangono alcune bancarelle e le famose "BALATE" ( lastre di pietra dall'arabo balat )...
    C'è un detto palermitano che recita così: "Quannu s'asciucanu li balati di la vucciria"( quando si asciugano le pietre della vucciria)...il detto, molto pittoresco, si usa per dire che una cosa non avverrà mai, perchè le lastre delle strade del mercato erano incessantemente bagnate dall'acqua che spruzzavano i venditori sulla loro mercanzia...pesci, verdura e quant'altro aveva bisogno dell'acqua per mantenersi fresco piu a lungo.
    Il siciliano è una lingua romanza il cui lessico è di derivazione principalmente latina, però alcuni termini pare avessero provenienza dalle varie
    dominazioni come l'arabo o dalla dominazione bizantina, alcuni provenienza catalana e francese.
    La provenienza del termine "VUCCIRIA" proviene dal francese boucher (macellaio)...il mercato nacque come posto di macellai riuniti...boucher=voucher...infatti in alcuni paesi siciliani il macellaio viene chiamato "lu vucceri"...e di luogo affollato, confusionario, e noi ancora oggi usiamo dire "un fari vucciria" per invitare qualcuno a non creare caos.
     
      Stella