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VUCCIRIA

Storie, immagini, suoni e colori della nostra bella Sicilia

A' vucciria Giglia Vincenzo

Sicilia, terra d'amuri

Chi ha paura muore tutti i giorni, chi non ne ha una volta sola.
(Borsellino)

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Questo Spazio cerca di raccogliere usi, tradizioni e quanto altro
sulla nostra bella Sicilia.
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A Cuccia


A Cuccia di S. Lucia


La ricorrenza di Santa Lucia è la metamorfosi del buio e della luce.

Santa Lucia simbolo della fede, identificata e simboleggiata con la luce, la protettrice degli occhi.

Lucia vissuta durante la persecuzione di Diocleziano, al fine di non sposare un giovane pagano, dopo immani torture e umiliazioni, decise di farsi strappare gli occhi.

La Martire venne quindi investita del ruolo di portatrice di luce in tutte le accezioni possibili.

A Siracusa, città natale di Lucia, vi sono diverse celebrazioni. Il 13 dicembre, si ha la festa e la processione dal Duomo di Siracusa alla chiesa di Santa Lucia al Sepolcro. I fedeli devoti partecipano alla processione a piedi scalzi. La processione è chiusa dal corteo dei Cavalieri che in abiti settecenteschi fanno da cornice alla Carrozza del Senato, splendido esempio dell’arte barocca siracusana. Il simulacro rimane esposto ai fedeli per otto giorni, al termine dei quali viene rifatta una processione che riporta il simulacro al Duomo.

La storia racconta che Siracusa sia stata colpita da una grande carestia nel 1646 e che nella disperazione del momento giunse per mare una nave carica di frumento. Sembra che questa circostanza sia stata ritenuta un miracolo, da quel momento la devozione per Santa Lucia è stata associata all’uso di mangiare la " cuccia " (grano cotto ancora non macinato ed in chicchi).

Il nome "cuccia" può derivare dal sostantivo "cocciu", chicco, o dal verbo "cucciari", cioè mangiare un chicco alla volta.

Anticamente la cuccia era un piatto povero ( grano cotto con verdure ), ma oggi è esclusivamente un piatto dolce. Tale uso lo troviamo un po’ ovunque nelle zone meridionali.

Il giorno di Santa Lucia è ritenuto anche il giorno piu’ corto che ci sia, ed è per questo che sull’albeggiare della notte piu’ lunga i ragazzi Siciliani correvano di vicolo in vicolo, di porta in porta gridando a squarciagola " và susitivi ch’è tardu, addumativi a cuccia, e si un minn’rati a mia, a pignata vi scattia " ( svegliatevi che è tardi, e accendete la pentola per preparare la cuccia, e se non me ne date a me vi possa scoppiare la pentola), diciamo che l’invito era quello di far alzare i vicini, parenti, e conoscenti al fine di indurli a dare cottura al frumento destinato a diventare cuccia, visto che necessitava di una lunga cottura.

La tradizione vuole che questo dolce sia distribuito a familiari, amici, vicini di casa, e  quello che rimane si lascia sui tetti  e sui balconi per essere catturato e mangiato dagli uccellini.

In questo giorno è bandito l’uso della pasta e del pane, per Santa Lucia si consumano pietanze a base di riso, e grano sia dolci che salate.

Cuccia
(la ricetta)

Ingredienti:
-frumento tenero: 500 grammi
-ricotta fresca: 50 grammi
-zucchero: 300 grammi
-cioccolato fondente: 100 grammi
-vaniglia: mezza bustina
-sale: q.b.
Preparazione:
Mettere a bagno il frumento tre giorni in una pentola, meglio se di coccio, (ricordare di cambiare frequentemente l’acqua).
La sera prima della preparazione colare il frumento e metterlo in abbondante acqua leggermente salata e cuocere a fuoco lentissimo per 6/8 ore; lasciare riposare nello stesso tegame coperto, per l’intera nottata; il giorno della preparazione, scolare accuratamente e mettere in una zuppiera, lavorare a parte con una forchetta la ricotta e il cioccolato a pezzetti e versare la crema nella zuppiera per poi mescolarla al grano.


      Vincè

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Involtini di Spatola

U pisci Spatula


fotoA Spatula, come viene chiamato in Sicilia o pesce bandiera a Napoli, anche detto pesce lama a Cagliari, pesce sciabola a Messina, pesce argentin a Genova... (è propio vero... un nome un luogo).

E' un bellissimo pesce azzurro, dal corpo privo di squame argenteo e brillante di circa 1 metro di lunghezza.

Per chi non l'avesse mai visto, si presenta allungato e schiacciato ai lati, appunto per questo ricorda una spada, una sciabola...

Come tutti i pesci azzurri è ricco di acidi grassi insaturi, gli  omega3, ha carni molto saporite e pregiate e costa poco.

E' possibile cucinarlo a pezzi o sfilettato.


Condimenti foto

Involtini di Pisci Spatula
( Ricetta personale )

Involtini

 Ingredienti per il ripieno:
 
   una cipolla media
   mollica di pangrattato 200gr
   pinoli 100gr
   vino bianco q.b.
   pecorino Ragusano 100gr
   piacentino Ennese a fette sottili 100gr
   buccia d'arancio secca tritata
   2 filetti d'acciuga
   pepe ed aromi vari



Con queste quantità si prepara circa 1 Kg di spatola già sfilettata.



Preparazione:

tavolaSoffriggere la cipolla con poco olio extra vergine ed un pò di vino bianco ed i filetti d'acciuga, aggiungere i pinoli ed il pan grattato.

Fare rosolare un pò il tutto, aggiungere il vino bianco che deve man mano evaporare.

Aggiungere la buccia d'arancio tritata, il pepe, gli aromi e per finire il pecorino Ragusano grattugiato.

Il composto non deve venire ne troppo secco ne troppo umido, regolare quindi con il vino bianco la consistenza.

Disporre sopra i filetti di Spatola il composto e le fette di piacentino Ennese.
Arrotolarli tipo spiedini e chiuderli con uno stuzzicadenti.


Eventuale ripieno rimasto viene aggiunto agli involtini già chiusi.

Disporli su una teglia e cuocere in forno caldo a 180°C per 15-20 minuti.

Io li ho disposti in ciotole di ceramica resistenti al calore (3 involtini per ciotola) e cotti in forno ventilato.
A piacimento può essere condito con un misto di succo d'arancia e di limone.

 




      Vincè

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Caltagirone


  Caltagirone..la Calatina


Caltagirone sorge a 611 metri su una cima dei Monti Erei.

Al suo demanio appartiene il Bosco di San Pietro, la più ampia area boschiva naturale oramai esistente nella Sicilia centro-meridionale.

Il degrado ed i numerosi incendi hanno oggi lasciato solamente 2000 ettari ricchi di una grandissima varietà vegetale ed animale.

Sorta probabilmente nel III millennio a.C., Caltagirone è considerata uno dei primi abitati della Sicilia.

Intorno all'anno Mille il sito venne invaso dagli Arabi chiamandolo "Qal'at al-ghiran", cioè castello delle grotte, da cui deriva il nome attuale e costruirono probabilmente un Castello, conquistato nel 1090 dai Normanni.

Nel 1542 un terremoto sconvolse buona parte della città, ma fu quello dell' 11 gennaio 1693 a produrre gravissimi danni all'abitato che ebbe distrutti molti edifici, chiese sontuose e magnifiche opere d'arte di cui si era adornata nei secoli precedenti.
La città venne comunque interamente riedificata riacquistando l'originario impianto urbanistico tardo-rinascimentale e arricchendosi di nuove chiese e palazzi barocchi, tanto da essere considerata oggi tra più importanti centri barocchi della Sicilia.

scheda

Infatti insieme con Militello in Val di Catania, Catania, Noto, Palazzolo Acreide, Ragusa, Modica e Scicli è tra le città Barocche della Val di Noto che sono state dichiarate nel giugno del 2002 “Patrimonio dell’Umanità” e inserite nella lista Unesco di protezione del patrimonio mondiale.

Caltagirone

La ceramica di Caltagirone

La ceramica
Una tradizione millenaria, profondamente legata alla storia di Caltagirone, è la lavorazione della ceramica, che ha sempre alimentato in questa città generazioni di artigiani ed artisti i quali hanno interpretato in modo originale la capacità della ceramica di creare forme e colori, strumento duttile per dare corpo alla fantasia creativa.

L'arte della maiolica, fiorente in epoca musulmana e normanna, viene con il tempo perfezionata nella tecnica esecutiva e decorativa dando prova di grande originalità, conservando, motivi moreschi e i colori della tradizione che vanno da un particolare tipo di azzurro al verde al giallo oro e manganese.

Nel 1965 fu inaugurato il Museo Nazionale della Ceramica

Le pittoresche stradine della città sono piene di una serie di negozietti che espongono bellissimi oggetti come i piatti, gli albarelli, i vasi ma anche semplici mattonelle, da acquistare per ricordo.


Gli albarelli, particolarmente famosi, venivano impiegati tradizionalmente presso le antiche farmacie.
 



La Scala di Santa Maria del Monte

ScalaRicca di siti archeologici, chiese, opere d'arte e monumenti, tra cui ricordiamo la maestosa Scala di Santa Maria del Monte, con ben 142 gradini.

Ogni alzata della scala è rivestita con mattonelle in maiolica policroma raffiguranti vari motivi ceramici in uso in Sicilia dall'età araba all'800.

La scala, diviene protagonista della città alla fine di maggio, durante la manifestazione “la Scala Infiorata” in cui i 142 gradini vengono addobbati  in onore di Maria Santissima di Condomini di fiori ed allo stesso modo durante la “Rusedda” sfilata di carri siciliani e trattori.

Per la Festa di S. Giacomo, patrono della città, che si svolge il 24 e 25 luglio, la Scalinata viene interamente illuminata con 4.000 lumini.


 




      Vincè

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Tripudio di colori


 

 

Arriva l’autunno in un tripudio di colori, profumi e sapori. Gli alberi, sovrani incontrastati dei nostri spazi sterminati, si tingono delle sfumature piu’ calde e accese del rosso, del giallo e dell'arancio. E’ davvero una festa... uno spettacolo grandioso che la natura offre generosamente ai nostri occhi, ma del quale noi, presi dal vortice dei nostri affari, spesso non ce ne accorgiamo neppure.

Con l’autunno le campagne si popolano di contadini per la festa dell’uva… è tempo di vendemmia, ma forse dovrei usare un verbo al passato, considerando l’arrivo della meccanizzazione, che certamente ha garantito guadagni di tempo, ma ha tolto tanta ma tanta allegria e colore.

Ho un ricordo forte e indimeticabile della vendemmia dei miei tempi di bimba… riesco quasi a commuovermi quando penso com’era tutto diverso.

Dopo la stagione balneare passata ad Alcamo marina ci si trasferiva nella campagna dei miei… tra quelle terre mi sentivo più piccina di com’ero… ricordo le camere enormi del cascinale antichissimo dei miei avi con i letti alti per i materassi di crine poggiati su tavole e gli antichi “trispiti” … i lumi a petrolio perché a quei tempi in campagna l’energia elettrica ce la potevamo solamente sognare,il baglio col pozzo, accanto al quale la “pila” di pietra e una sorta di lavello basso sempre in pietra dove i contadini la sera si lavavano i piedi…, le casette dei contadini tutt’intorno (allora ci si abitava accanto al terreno per coltivarlo bene)… il grande macasenu” (magazzino) contenente file lunghissime di botti per il mosto, tutte numerate e le collane di zolfetti … ancora nel baglio un forno a legna dove ogni mattina si faceva il pane… giuro che sento in questo momento l’odore del pane misto a quello della legna bruciata… la stalla con le mucche… l’orticello vicino al cascinale con tutte le verdure utili al fabbisogno familiare e poi queste distese di terra coltivate a vigneti e ulivi.

 

 

 

Il giorno i contadini stavano tra le viti a raccogliere l’uva… c’era l’andirivieni dei muli con addosso i tini colmi di acini biondi e bruni, altri contadini catapultavano i grappoli colorati in tini ancora più grandi  per esser passati poi dentro la macchina atta alla pigiatura e l’eliminazione dei graspi... montagne di “vinazzu” sulle quali noi bimbi ci buttavamo a giocare con la disperazione delle nostre mamme per il colore prugna che assumevano i nostri vestiti... altro che play-station.

La sera poi era una festa veder arrivare i contadini… forse un po’ stanchi ma sempre allegri con i "rossetti" sulle guance… con le loro canzoni accompagnate da corde di chitarra… con le loro cene su tavoli lunghissimi improvvisati poggiati per l'occasione su pezzi di legno… i piatti, di ferro smaltato bianchi con il bordo blu, colmi di insalatone profumatissime… allora non si mangiava ogni sera il filetto!

Altri tempi ormai andati, ma che sicuramente mi hanno incultato valori meravigliosi, valori che io cerco con tutte le mie forze di rispettare ancora oggi, in questo tempo dove tutto sembra non contare più nulla.

Buon autunno a tutti...    

 


       Stella

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Il "mio" giorno dei morti...


Citazione dal blog di Rossella



I miei ricordi profumano di vaniglia e luccicano di luci colorate.
Non avevamo esperienze di defunti e noi bambini eravamo lontani dal dolore e dal colore nero legato al lutto.
La sera di ognissanti in gran segreto dopo che eravamo andati a dormire, i miei genitori preparavano il tavolo con i regali che avremmo trovato la mattina appena svegli. Noi non avevamo paura dei morti. Ci portavano i regali. Parenti defunti che non avevamo mai conosciuto ci portavano i regali ed un  meraviglioso cesto con "A pupa i zuccaru" e la Martorana...
Non so quando ho preso coscienza che non era cosi' ma è stato bello continuare a crederlo.
I miei primi pattini a rotelle, la prima bicicletta, le bambole erano momenti di gioia indescrivibile.
Al di la' degli oggetti erano l'aspettativa e l'atmosfera ad essere sensazioni meravigliose.
Oggi so cosa è il dolore e lego il colore nero al lutto ma mi è rimasto l'amore per la tradizione.
Ancora oggi se posso mi preparo un piccolo cesto.
Oggi non metto piu' la bambolina di zucchero ma metto la frutta di pasta reale (marzapane), i biscotti ed i cioccolatini...
E mi nutro dei ricordi.
Non so se i bambini di oggi vivono tali meravigliose sensazioni. Non so se i loro genitori stanchi e stressati siano capaci di creare per loro tali atmosfere.
Ma vi dico una cosa.
Se oggi non li vivono saranno defraudati di qualcosa di molto importante.
Qualcosa che  non potranno ricordare.
Il profumo ed il calore delle tradizioni.

      Rossella
   

Zucche no....Zucchero si


La festa dei Morti

In questi ultimi giorni di Ottobre, riguardo alla festa di Halloween, si sono scritte tante cose le zucche le streghe e gli scheletri hanno fatto da contorno.

Io vorrei invece parlarvi di una tradizione siciliana che sta per scomparire e ricordarla è come un po’ salvarla.


Il 2 Novembre in Sicilia si festeggia “La festa dei morti” e non la commemorazione dei defunti.

E’ una ricorrenza particolare per la gioia dei bambini ai quali i genitori fanno credere che, se sono strati bravi e hanno recitato le preghiere riceveranno dei doni.

I regali sotto l’albero di Natale o per la Befana sono soltanto usanze che non sono strettamente legate alla Sicilia, dove i doni li portano chi non è più in vita.

Come vuole la tradizione, la sera prima i bimbi vanno a letto con la speranza d’essere ricordati da nonni e familiari trapassati.



Sul tardi i genitori preparano le “sorprese” con giocattoli, dolci tipici o vestiario e li nascondono per casa.

La mattina del 2 Novembre, i bambini son pronti alla ricerca dei regali, ma prima recitano la seguente frase:

Armi santi, armi santi,
Iu sugnu unu e vùatri síti tanti:

Mentri sugnu 'ntra stu munnu di guai
c
osi di morti mittitimìnni assai.

 

Tradotto significa

Anime sante, anime sante

Io sono uno e voi siete tanti

Mentre sono in questo mondo di guai

Cose di morti (regali) mettetemene tante

 

Alla fine del gioco, si va al cimitero a portare fiori ed accendere ceri e lumini accanto alle lapidi dei parenti trapassati.

E non fatevi meraviglia se in qualche città o paesino si faccia paradossalmente gran festa: luminarie, bancarelle stracolme di giocattoli e, in qualche caso come a Palermo e a Catania, una grandiosa "Fiera dei morti" piazzata al centro della città. Lo scopo della fiera è quello di comprare i giocattoli e dolci ai bambini.

 

Uno tra i dolci caratteristici di questa festa sono “i pupi ì zuccaru ” i pupi di zucchero.



Sono delle statuette alte circa 20 cm composte da un impasto zuccherino solidificato al forno e colorato a mano.

I soggetti rappresentati vanno dai classici Paladini ai personaggi di favole (Cenerentola, Biancaneve e Pinocchio) ed adesso anche giocatori di calcio (Ronaldo e Del Piero), i Simpson e i Pokemon.

Alcune raffigurazioni sono così artistiche da meritare di rimanere intatte in esposizione: sarebbe un peccato frantumarle per mangiarsele, infatti a Caltanissetta viene promossa un’esposizione di queste opere d’arte.



       Vincè

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Le buone tradizioni


Citazione dal blog di Rosaspina

La festa dei fruttini di martorana a scuola
 
 
Ogni anno in ocasione della festa dei morti i genitori della scuola
Bonagia di Palermo preparano la festa dei fruttini.
E' una vera e propria festa, un meraviglioso laboratorio di dolci in cui si preparano tanti fruttini di pasta reale o per meglio dire: "La Martorana".
 
 
Dopo aver preparato i fruttini i genitori, le mamme, preparano i tavoli con ogni ben di Dio; dolcetti, biscotti, caramelle, cioccolattini, fiori e tanto, tanto amore.
Quindi  invitano tutti i genitori della scuola a degustare i fruttini preparati dai bambini, dalle maestre e dalle mamme.
 
 
Credetemi è una grande festa.
 
 
 
 
 
 
 
Grazie a tutte le mamme che nonostante il dramma che vive la scuola
in questo momento, riescono a regalarci momenti di felice unione.


      Rosaspina
   

Ottobrata a Zafferana Etnea


   Zafferana Etnea (CT) e L'Ottobrata


Arroccata alle pendici del vulcano attivo più alto d’Europa l’ Etna, a circa 600 metri dal livello del mare, con vista sulla costa Jonica, troviamo quella che nel 1816 divenne un comune autonomo ovvero la cittadina di  Zafferana Etnea.

In provincia del comune di Catania da cui dista a 23 km, con i suoi circa 8.000 abitanti, basa la sua economia principalmente sull’agricoltura con  coltivazioni di vigneti, alberi da frutto e  funghi, rinomata è la ricca  produzione di miele, tra cui il miele di castagno.

Di interesse monumentale troviamo la Chiesa Madre delicata alla Madonna della Provvidenza, la Chiesa Madonna delle Grazie, ed il Duomo, oltre al Giardino Pubblico con vista sulla costa Jonica.
 
Negli ultimi anni l’Ottobrata Zafferanese una sagra dedicata ai prodotti locali ed agli antichi mestieri del posto, ha dato grande risonanza a questa cittadina richiamando per le quattro domeniche di ottobre in cui si svolge la manifestazione migliaia di visitatori provenienti da ogni parte dell’isola e non solo.



L’Ottobrata di Zafferana Etnea è il pretesto per poter visitare luoghi meravigliosi della Sicilia, in una delle aree di maggiore interesse naturalistico, per la presenza dell'Etna, per i suoi paesaggi e per i numerosi boschi.
Tra i tanti eventi, che si svolgono sull'isola, quello dell'Ottobrata è uno dei più significativi. La manifestazione, nata negli anni ottanta, si svolge da più di vent'anni, con l'obbiettivo di divulgare e promuovere antiche tradizioni, prodotti tipici ed antichi mestieri. Tra i tanti prodotti tipici, in primo piano il Miele, l'Uva, le Mele, il Vino, l'Olio le Castagne ed i dolci: le foglie da tè, gli “sciatori”, biscotti al latte ricoperti di cioccolato fondente, le zeppole di riso ricoperte di miele, le cassatelle ripiene di ricotta e canditi, la paste di mandorla, un classico della tradizione dolciari siciliana.




Info:
www.zafferana-etnea.it
www.ottobratazafferanese.net


       Vincè

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Le piaghe...della Sicilia


Tratto dal Film
Johnny Stecchino

1991

   
Regia
Roberto Benigni


       Vincè

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Pistacchi di Bronte


I pistacchi di Bronte ed il mio pesto


Furono gli Arabi, strappando la Sicilia ai Bizantini, a promuovere e a diffondere la cultura del pistacchio nell'isola e, a conferma di ciò, basta considerare l'affinità etimologica del nome dialettale dato al pistacchio col corrispondente termine arabo. "Frastuca" il frutto e "Frastucara" la pianta derivano infatti dai termini arabi "fristach", "frastuch" e "festuch" derivati a loro volta dalla voce persiana "fistich".

La specie ha avuto particolare sviluppo a partire dalla seconda metà dell’Ottocento nelle province di Caltanissetta, Agrigento e Catania.

In quest’ultima, ai piedi del vulcano Etna, nel territorio di Bronte, conobbe la massima espansione tanto che nel 1860 interi pascoli e terreni incolti furono trasformati in pistacchieti e la pianta coltivata divenne il fulcro di tutto il sistema agricolo ed economico dell’area.

Sarà per lo straordinario connubio tra la pianta e il terreno lavico, ricco di sali minerali, sarà per il sole e l’aria di questa terra; sta di fatto che il frutto prodotto in questo lembo dell’isola cresce rigoglioso e supera dal punto di vista dell’aroma, del gusto e delle proprietà organolettiche la restante produzione mondiale. Nessun altro ha un colore verde smeraldo così brillante e un profumo così intenso, resinoso e grasso.

Fonte: Comune di Bronte



IN CUCINA

Per il suo aroma e le qualità organolettiche il pistacchio verde di Bronte tradizionalmente è stato sempre il principe della pasticceria, delle carni insaccate di pregio e della gastronomia di alta classe.

In tempi recenti, oltre al favoloso gelato ed alla sempre osannata "torta al pistacchio" (prodotta con pan di Spagna, a volte farcita con uno strato di cioccolata o di nutella che si associano particolarmente al gusto del frutto), e alle gustose "paste di pistacchio" (realizzate con la stessa procedura con cui si produce la pasta di mandorle) si fanno sempre più strada, il "pesto di pistacchio", la "crema al pistacchio" (una preparazione dolce da spalmare sul pane o da utilizzare per guarnire dolci), un liquore e la storica filletta al pistacchio (tradizionale dolce brontese guarnito del prezioso frutto).



Il mio Pesto di Pistacchi

Non sarà quello che viene preparato a Bronte e che viene anche venduto in vasetti, anche perchè facendo delle ricerche ho notato che non ci sono delle ricette uniche per farlo.

Chi lo fà con solo pistacchio, chi con aggiunta di basilico, chi mette l'olio extra vergine, chi l'olio d'oliva...ecc.

A questo punto ho dovuto fare delle scelte ... ed anche delle prove, per questo mio pesto ... che di "pestato" non ha niente dato che oggi usiamo il robot da cucina con frullatore incorporato... :-))



INGREDIENTI:
  • 150 gr di pistacchi di Bronte
  • 100 gr di Basilico
  • 50 gr di Rucola
  • 40 gr di Pinoli
  • 10 gr di Aglio ( 3 spicchi )
  • 100 gr di Olio d'oliva extravergine
  • sale e pepe q.b
  • 100 gr di Parmigiano (io non lo metto nel miscuglio, ma lo aggiungo sul piatto finale)

PREPARAZIONE:

Passare in un frullatore tutti gli ingredienti e frullare a velocità bassa.
Amalgamare bene il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo e consistente.

Non ho aggiunto il Parmigiano, che naturalmente è richiesto nella ricetta perchè sono solito aggiungerlo fresco sul piatto finale e perchè ho conservato il tutto in porzioni nel congelatore.

Questa la mia composizione grafica



       Vincè

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